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Storia del genere

Il concetto di 'genere' nel significato attuale è recente: è stato concepito e diffuso nella seconda metà del Novecento. Chi vuole capire la storia del genere deve distinguere due cose diverse: la variazione secolare nelle aspettative di ruolo maschili e femminili — che è sempre esistita — e il costrutto teorico novecentesco che separa il 'genere' dal sesso e lo presenta come caratteristica interiore autonoma.

Antichità e prima storia

In quasi tutte le civiltà note la società era organizzata attorno alla differenza tra uomini e donne — non come costruzione sociale arbitraria, ma come riconoscimento pratico di un dato biologico con grandi conseguenze (riproduzione, forza fisica, cura dei bambini piccoli). I ruoli di genere variavano nella loro declinazione, ma l'ordinamento binario stesso è una costante. Ciò che alcuni autori contemporanei ricostruiscono da antiche fonti come 'categorie di terzo genere' (eunuchi, gallae, sacerdoti ur.sal) erano di solito gruppi emarginati o cultualmente separati — non un terzo sesso riconosciuto né precursori del moderno concetto transgender.

È metodologicamente rischioso applicare retroattivamente categorie identitarie moderne alle fonti storiche. Un eunuco in Mesopotamia non era una 'persona non-binaria' nel nostro senso; un uomo che si vestiva da donna in un contesto religioso non era una 'donna transgender'. Recenti rianalisi storiche (tra gli altri di Alice Dreger e Lyndsey Stonebridge) mettono in guardia contro questo anacronismo.

Medioevo e prima età moderna

La società medievale europea era fortemente gerarchica, con ruoli chiari per uomini e donne. Donne che si fingevano uomini (Giovanna d'Arco, donne soldate) lo facevano di solito per necessità pratica — per esercitare professioni o libertà altrimenti irraggiungibili. Dichiararle retroattivamente 'trans' è una proiezione ideologica, non una scoperta storica.

Nella prima età moderna l'anatomia si sviluppa come scienza seria. Le scoperte sugli organi sessuali, sui cromosomi e sugli ormoni produssero conoscenza sempre più precisa del dimorfismo biologico del corpo umano — conoscenza che non sostiene l'idea che il sesso sia uno spettro.

Ottocento e Novecento: la nascita della sessuologia

La sessuologia ottocentesca (Krafft-Ebing, Ulrichs, poi Hirschfeld) cercò di catalogare in modo sistematico la variazione sessuale e di genere. L'Institut für Sexualwissenschaft di Magnus Hirschfeld a Berlino (1919-1933) viene spesso citato come pietra miliare progressista, ma eseguiva anche operazioni sperimentali i cui esiti, in base agli standard moderni, erano sconcertantemente cattivi — aspetto spesso assente nelle rappresentazioni nostalgiche.

Il concetto novecentesco di 'genere' proviene dal lavoro dello psicologo John Money (Johns Hopkins, anni '50). Money introdusse la separazione tra 'sex' e 'gender' in parte per legittimare trattamenti sperimentali su bambini intersessuali. Il suo caso più famigerato, David Reimer, finì tragicamente: un ragazzo che, dopo una circoncisione fallita, fu cresciuto da Money come 'bambina', non riuscì mai a identificarsi con il genere imposto e si suicidò più tardi. Quel caso è un precedente d'allarme: l'identità di genere non si lascia imporre o sostituire facilmente per via sociale.

La seconda ondata femminista (Simone de Beauvoir, poi Judith Butler) usò 'genere' per criticare il ruolo sociale delle donne — a ragione. La tesi spinta di Butler secondo cui il sesso stesso sarebbe 'performativo' e prodotto è una posizione filosofica diventata egemonica nel proprio campo (gender studies), ma fuori dalle scienze umane non gode di base scientifica.

XXI secolo: riconoscimento, espansione e cambio di rotta

Dal 2010 circa si è verificato un fenomeno notevole: un aumento esplosivo e localizzato delle identificazioni trans, in particolare tra le adolescenti nei paesi occidentali. Quest'aumento — non spiegabile come solo 'finalmente spazio per essere se stesse' — indica con forza fattori sociali e mediatici. Allo stesso tempo in molti paesi la legislazione è stata allentata e i giovani hanno ottenuto accesso a bloccanti della pubertà, ormoni e chirurgia.

Negli ultimi anni questi sviluppi sono andati sotto pressione. Il rapporto svedese SBU (2022), la decisione finlandese COHERE, il rapporto norvegese Ukom (2023), il rapporto britannico Cass (2024) e i WPATH Files (2024) hanno in breve tempo minato la base scientifica del modello 'gender-affermativo' di cura per i minori. Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Regno Unito hanno adeguato sostanzialmente la propria pratica. Vedi anche: Cass Review, Detransizione, Dutch Protocol.

Colpisce che i Paesi Bassi, paese in cui fu sviluppato l'originario 'Dutch Protocol', seguano più lentamente questo riorientamento internazionale. La base di prove debole, i bias di selezione e l'assenza di gruppi di controllo nella ricerca olandese originaria vengono criticati duramente a livello internazionale.