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Legislazione antidiscriminazione
I Paesi Bassi dispongono di un ampio quadro normativo contro la discriminazione. Le persone transgender sono tutelate dalla Legge generale sulla parità di trattamento, dal Codice penale e dall'articolo 1 della Costituzione. Allo stesso tempo, la combinazione tra protezione del genere e del sesso solleva questioni giuridiche raramente affrontate nei media mainstream, in particolare laddove dichiarazioni fattuali sul sesso biologico si scontrano con rivendicazioni basate sull'identità.
La Legge generale sulla parità di trattamento (AWGB)
L'AWGB vieta la distinzione basata, tra l'altro, sul sesso. Da una modifica legislativa del 2019 (Stb. 2019, 246) figurano esplicitamente come motivi nella legge 'caratteristiche sessuali, identità di genere ed espressione di genere'. Ciò tutela le persone transgender nel lavoro, nell'istruzione e nell'offerta di beni e servizi, anche se non hanno modificato la registrazione di genere.
Codice penale
Gli articoli 137c-137g del Codice penale (Sr) vietano l'offesa collettiva, l'istigazione all'odio e la discriminazione. Nel 2024 'identità di genere' ed 'espressione di genere' sono state aggiunte a questi articoli come motivi tutelati. Nell'applicazione vale ancora il quadro penale ordinario: la libertà di espressione (articolo 7 della Costituzione, articolo 10 CEDU) rimane un parametro. Il Pubblico Ministero e il giudice cercano nei casi concreti un bilanciamento tra la tutela e il dibattito pubblico sui temi di genere. Dichiarazioni sul sesso biologico, critiche a una proposta di legge o domande sulle cure mediche rientrano in linea di principio nella libertà di espressione.
Articolo 1 della Costituzione
L'articolo 1 della Costituzione conosce dal 2023 un ampliamento: la discriminazione su qualsiasi base, comprendendo espressamente 'orientamento sessuale' e — secondo la relazione esplicativa — l'identità di genere, è vietata. I diritti costituzionali operano soprattutto verticalmente (tra Stato e cittadino); per i rapporti orizzontali (tra cittadini) si invoca soprattutto l'AWGB.
Applicazione e punto di segnalazione
Chi subisce discriminazione può:
- Presentare un reclamo al Collegio per i diritti umani. Il Collegio emette pareri, non sentenze vincolanti.
- Segnalare il fatto a un ufficio antidiscriminazione (ADB) della regione.
- Sporgere denuncia alla polizia in caso di discriminazione penalmente rilevante.
- Avviare un procedimento civile in tribunale.
Limiti ed eccezioni della tutela
I divieti di discriminazione non sono mai assoluti. L'AWGB e le direttive europee prevedono eccezioni per:
- Funzioni religiose in buona fede in cui sesso o stato civile costituiscono un requisito essenziale.
- Sicurezza e privacy in servizi basati sul sesso (come centri di accoglienza per donne, carceri, categorie sportive, cure intime). Qui la differenziazione è ammessa se proporzionata e con finalità legittima.
- Libertà di espressione e di ricerca scientifica: dichiarazioni fattuali sul sesso biologico, dibattito scientifico sui modelli di cura e analisi critica della legislazione sono tutelati.
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha confermato in cause in stile Forstater v. CGD Europe nel Regno Unito che le 'gender-critical beliefs' (la convinzione che il sesso sia biologico e immutabile) rientrano nella tutela della libertà di coscienza e di espressione. Nei Paesi Bassi vi è ancora poca giurisprudenza in merito.
Tensione tra tutela e dibattito
Un punto complicato nell'applicazione attuale è la tendenza a etichettare dichiarazioni fattuali ('le donne sono femmine umane adulte', 'una donna trans è biologicamente maschile') come 'transfobiche'. Giuridicamente questo è tutt'altro che scontato; socialmente tocca il dibattito pubblico. Per una corretta applicazione del diritto antidiscriminatorio è importante mantenere la distinzione tra:
- il danno concreto a una persona basato sull'identità di genere (vietato);
- dichiarazioni fattuali o normative sul sesso biologico e sul genere come tema politico (consentite).
Dimensione europea
Le direttive UE 2000/78/CE e 2006/54/CE sono state interpretate dalla Corte di giustizia come applicabili anche alla transizione di genere (P. contro S. e Cornwall County Council, 1996). Allo stesso tempo l'UE rispetta la competenza degli Stati membri a mantenere servizi basati sul sesso, come recentemente confermato nella giurisprudenza britannica (For Women Scotland Ltd v The Scottish Ministers, 2025).