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Confronto internazionale
Negli ultimi cinque anni si sta compiendo nell'Europa nord-occidentale una notevole inversione di rotta nelle cure giovanili di genere. Paesi che in precedenza avevano abbracciato il modello olandese, dopo una valutazione indipendente, hanno fortemente irrigidito o capovolto le proprie politiche. La convergenza delle conclusioni è significativa: sono proprio i sistemi sanitari a finanziamento pubblico e senza una forte polarizzazione politica di partito attorno al tema ad aver limitato fortemente i percorsi medici nei minori.
Paesi Bassi: pionieri e punto cieco
I Paesi Bassi sono noti a livello internazionale come ideatori del Dutch Protocol. Gli studi originari di esito sono tuttavia piccoli, non controllati e metodologicamente deboli; l'attuale popolazione di pazienti (prevalentemente adolescenti femmine con problematica in comorbilità) differisce notevolmente dalla coorte originaria. Tuttavia l'Amsterdam UMC e l'Universitair Medisch Centrum Groningen continuano in larga parte ad applicare il protocollo. Valutazioni indipendenti e pubblicazione trasparente dei dati di esito sono nei Paesi Bassi appena disponibili — un notevole ritardo rispetto ai paesi vicini.
Regno Unito: la Cass Review
La Cass Review (2024) è la valutazione indipendente più approfondita delle cure giovanili di genere al mondo. Conclusione: la qualità delle prove per bloccanti della pubertà e ormoni cross-sex nei minori è "remarkably weak". Il NHS non ha più reso disponibili i bloccanti della pubertà al di fuori della ricerca clinica e ha chiuso la clinica Tavistock. Le cure sono state riorganizzate verso centri regionali multidisciplinari con accento sulla valutazione psicologica e attenzione alla problematica in comorbilità.
Svezia: rapporto SBU
Il rapporto SBU (2022) dell'Agenzia svedese per la valutazione medica ha concluso che il rapporto rischio-beneficio dei bloccanti della pubertà e degli ormoni cross-sex nei minori è sfavorevole. Il Karolinska Institutet aveva già unilateralmente deciso nel 2021 di non prescrivere più bloccanti al di fuori della ricerca. SEGM descrive il cambio di politica svedese come l'effettivo abbandono del Dutch Protocol.
Finlandia: COHERE
La Finlandia è stata nel 2020 il primo paese a rivedere fondamentalmente la propria linea guida nazionale. La linea guida COHERE stabilisce la psicoterapia come trattamento di prima linea, richiede un'indagine approfondita della comorbilità e considera gli interventi medici nei minori per "casi eccezionali". L'approccio finlandese è stato espressamente fondato sulla revisione sistematica delle prove, non su considerazioni politiche.
Norvegia e Danimarca
L'autorità sanitaria indipendente norvegese Ukom ha classificato i bloccanti della pubertà come trattamento sperimentale. La Danimarca (2023) ha limitato fortemente l'accesso e opta esplicitamente per la psicoterapia come trattamento principale negli adolescenti. L'approccio danese sottolinea che circa il 90% dei giovani pazienti non dovrebbe intraprendere una transizione medica.
Stati Uniti: paralisi politica
Gli USA sono fortemente polarizzati. Da una parte WPATH, l'American Academy of Pediatrics e l'Endocrine Society, che difendono l'affirmative care — istituzioni la cui indipendenza è stata intaccata dai WPATH Files e da documenti interni. Dall'altra parte stati federali che limitano o vietano per legge le cure giovanili di genere e organizzazioni scientifiche come la Society for Evidence-Based Gender Medicine (SEGM) che contestano la base di evidenza. Il rapporto HHS del 2025 (su commissione del governo federale) ha concluso in linea con Cass che la base di evidenza è debole.
Belgio
Il Belgio offre cure giovanili di genere tramite alcuni centri specializzati. Dopo un reportage critico di VRT NWS (2024) e domande pubbliche attorno all'Ospedale Universitario di Gand è nato un dibattito nazionale sull'applicazione dei bloccanti della pubertà nei minori. Una revisione formale delle linee guida è in corso.
Tendenza comune: lontano dal modello affermativo
Il filo conduttore nell'Europa nord-occidentale: psicoterapia come trattamento di prima linea, cautela con gli interventi medici nei minori, periodi di osservazione più lunghi, attenzione alla problematica in comorbilità e trattamento trasparente come cura sperimentale. Ciò riflette i risultati delle revisioni sistematiche indipendenti. I Paesi Bassi, dato il loro ruolo di ideatori del protocollo originario, sono notevolmente in ritardo in questo cambio di rotta.