Il NHS viola la legge britannica contro le mutilazioni con la chirurgia transgender?
Un intervento presentato come «assistenza di affermazione di genere» può rientrare contemporaneamente nella definizione di mutilazione genitale femminile? È questa la domanda posta dal giornalista Daniel Howard James il 17 settembre 2026 in un saggio per Genspect, l’organizzazione internazionale che conduce ricerche critiche sull’assistenza sanitaria di genere. La sua risposta: è possibile, e la legge stessa contiene l’eccezione che lo consente.
Che cosa si sostiene esattamente
James si concentra su due interventi offerti a giovani pazienti di sesso femminile alla nascita che si identificano come uomini: metoidioplastica e falloplastica. Nella metoidioplastica il clitoride viene liberato e ingrandito fino a formare un piccolo pene, mentre le labbra vengono incise e ricomposte — un intervento che, secondo James, per la manipolazione dei tessuti presenta forti somiglianze con l’infibulazione, una forma riconosciuta di mutilazione genitale femminile. La falloplastica si spinge oltre e rimuove i genitali femminili per costruire un pene utilizzando tessuto cutaneo prelevato da un’altra parte del corpo.
Secondo il saggio, questi interventi vengono eseguiti, tra gli altri, presso il nuovo Chelsea Centre for Gender Surgery e il New Victoria Hospital, dove tuttavia le operazioni dovrebbero cessare a partire da dicembre 2026. Il saggio cita anche l’assistenza postoperatoria della Tavistock — ora affidata alla North London NHS Foundation Trust — e la clinica del NHS TransPlus, a Soho, come luoghi in cui prende avvio il percorso che conduce a questi interventi.
La legge: un’eccezione che spiega il problema
La Female Genital Mutilation Act 2003 vieta la rimozione totale o parziale, l’incisione o qualsiasi altro danneggiamento dei genitali femminili, sostituendo così la precedente Prohibition of Female Circumcision Act 1985. La legge prevede tuttavia un’eccezione per gli interventi «necessari per la salute fisica o mentale» della paziente. Proprio questa eccezione, sostiene James, viene utilizzata per tenere la chirurgia genitale di affermazione di genere al di fuori dell’ambito di applicazione della legge — senza che un tribunale abbia mai verificato se un’operazione così invasiva e irreversibile soddisfi davvero il requisito della «necessità».
Si tratta di una distinzione importante: il saggio non conclude che un tribunale abbia già condannato il NHS. Non esiste una giurisprudenza che abbia ricondotto la metoidioplastica o la falloplastica alla FGM Act 2003. James segnala una possibile apertura giuridica, non una violazione accertata. A questo proposito cita anche il Gender Recognition Act 2004 (articolo 9, comma 1) e il Domestic Abuse Act 2021, leggi nelle quali la definizione di sesso e la protezione delle donne dalla violenza fisica sono sottoposte a pressioni analoghe.
Perché la questione è attuale
La base giuridica del «sesso» nella legislazione britannica è già stata messa in discussione in modo netto quest’anno. La sentenza della Corte Suprema del Regno Unito nella causa For Women Scotland ha stabilito che i termini «donna» e «sesso» nell’Equality Act 2010 si riferiscono al sesso biologico, non a uno status di autoidentificazione. La sentenza non riguardava la FGM Act, ma conferma il principio più ampio su cui fa leva James: se la legge definisce la «donna» sulla base della biologia, allora al corpo di una donna di sesso femminile alla nascita si applicano anche le leggi di protezione collegate a quel corpo — compresa la legge contro le mutilazioni genitali.
Anche in altri ambiti il diritto britannico sta cercando quest’anno di definire le conseguenze pratiche di questa definizione biologica, come dimostra il nuovo codice di condotta britannico per gli spazi riservati alle donne, che impone agli ospedali e alle strutture di accoglienza di riflettere su chi possa accedere ai reparti femminili.
La nostra valutazione: una domanda forte, non una violazione provata
È importante distinguere qui tra la fonte e l’interpretazione. Genspect pone una questione giuridica e la sostiene facendo riferimento al testo della legge: è un modo legittimo e incisivo per portare alla luce una lacuna nella vigilanza. Tuttavia, il saggio non presenta una sentenza, una decisione di perseguimento né un’indagine ufficiale che stabilisca che il NHS sia effettivamente in violazione. Ciò che è certo è che, nella metoidioplastica e nella falloplastica, tessuto sano di donne di sesso femminile alla nascita viene rimosso o ricomposto in modo irreversibile, sulla base di una diagnosi che, secondo la stessa Cass Review, presenta una debole base scientifica per gli effetti a lungo termine. Se ciò possa essere considerato giuridicamente «necessario» è esattamente la domanda alla quale un tribunale non ha ancora risposto — e che, come suggerisce giustamente questo saggio, dovrebbe essere sottoposta a verifica invece di essere accettata tacitamente.
Che cosa significa per la situazione nei Paesi Bassi
I Paesi Bassi non dispongono di un equivalente della FGM Act direttamente applicabile a questi interventi, ma la questione di fondo è universale: in base a quale criterio un intervento irreversibile su tessuto sano viene dichiarato «medicalmente necessario» e chi lo verifica in modo obiettivo? La stessa domanda emerge nel dibattito sullo standard di qualità olandese per l’assistenza transgender, dove i critici segnalano lacune analoghe nella verifica indipendente.
Fonti
- Daniel Howard James, «Is the UK's National Health Service Breaking FGM Law?», Genspect, 17 settembre 2026. genspect.org/is-the-uks-national-health-service-breaking-fgm-law
- UK Supreme Court, For Women Scotland Ltd v The Scottish Ministers, 16 aprile 2025 — sintesi su Zelfidentificatie.nl.

Edward Jansen
Genderinfo.nl
Domande frequenti
Che cos’è la Female Genital Mutilation Act 2003?
Una legge britannica che vieta la rimozione, l’incisione o il danneggiamento dei genitali femminili, con un’eccezione per gli interventi necessari alla salute fisica o mentale della paziente.
La falloplastica e la metoidioplastica rientrano giuridicamente nell’ambito di questa legge?
Questo non è mai stato verificato da un tribunale. Genspect sostiene che, per la manipolazione dei tessuti, gli interventi potrebbero rientrare nella definizione giuridica, ma osserva che finora l’eccezione della «necessità» è stata applicata alla chirurgia di affermazione di genere senza alcuna verifica.
Un tribunale ha già condannato il NHS per aver violato questa legge?
No. Non esiste una giurisprudenza che lo stabilisca. Il saggio di Genspect segnala una possibile apertura giuridica nella legge, non una violazione accertata.
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