Genderinfo.nl

Home › Medico › Disforia di genere

Disforia di genere

La disforia di genere è il termine clinico per la sofferenza persistente che sorge quando una persona si sente a disagio con il proprio corpo o con il ruolo sociale legato al sesso osservato. Quella sofferenza è reale e può essere grave. Come si origini e quale trattamento aiuti davvero è scientificamente molto meno chiaro di quanto si suggerisca spesso nell'informazione divulgativa.

Cos'è la disforia di genere?

Il termine è stato introdotto nel 2013 nel DSM-5 in sostituzione di 'disturbo dell'identità di genere'. Lo spostamento è stato soprattutto concettuale: l'identità in sé non era più considerata un disturbo, la sofferenza sì. Quella sofferenza può esprimersi come avversione per le caratteristiche corporee proprie, un forte desiderio di vivere come l'altro sesso e disagio sociale. La gravità varia molto, da insoddisfazione lieve a grave sofferenza psichica.

Importante: la disforia di genere è una diagnosi basata su autodichiarazione e osservazione del comportamento. Non esiste un marcatore biologico oggettivo. Questo la distingue per esempio da una patologia endocrina e ha conseguenze sulla solidità della diagnosi.

Criteri diagnostici

Il DSM-5 richiede una differenza chiara e persistente tra sesso vissuto e sesso osservato per almeno sei mesi, con sofferenza clinicamente significativa o compromissione funzionale. Per i bambini valgono criteri aggiuntivi. Nella pratica la diagnosi dipende però fortemente dall'interpretazione del clinico, e i criteri nelle cliniche di genere moderne sono spesso applicati in modo più ampio di quanto originariamente previsto.

L'ICD-11 dell'OMS ha spostato deliberatamente la 'variazione di genere' (gender incongruence) fuori dal capitolo dei disturbi psichici. I critici rilevano che questa depatologizzazione è soprattutto un movimento politico e non risponde alla domanda se l'intervento medico precoce sia responsabile.

Popolazione cambiata

Fino al 2010 circa la disforia di genere riguardava soprattutto bambini piccoli — spesso maschi — con disforia precoce e persistente. Dal 2012 circa il quadro è cambiato drasticamente: in paesi come Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia si presenta ora un numero in forte crescita di adolescenti, con una sovrarappresentazione marcata di ragazze e alta comorbilità psichica (autismo, ansia, depressione, trauma). Questa popolazione non è quella su cui era basato l'originario Dutch Protocol.

Trattamento e lacuna di evidenze

Le opzioni di trattamento vanno dal supporto psicologico e dalla transizione sociale alla terapia ormonale e alla chirurgia. La Cass Review (2024) ha concluso, dopo ricerca sistematica, che la base di prove per gli interventi medici nei giovani è debole. Conclusioni analoghe sono state tratte dallo svedese SBU (2022), dal finlandese COHERE e dal danese Sundhedsstyrelsen. Questi paesi hanno fortemente inasprito la propria pratica; i Paesi Bassi (ancora) non l'hanno fatto.

Per gli adulti le prove di esiti positivi a livello di gruppo sono un po' più solide, ma anche qui gli studi di lungo periodo sono scarsi e mal controllati.

Desistance, contagio sociale e comorbilità

La ricerca di Steensma et al. (2013) ha mostrato che una parte considerevole — in alcune coorti più del 60% — dei bambini con disforia di genere la perde durante o dopo la pubertà. Quel fenomeno, desistance, è un motivo centrale per la prudenza con l'intervento medico precoce.

C'è inoltre dibattito sui fattori sociali nell'aumento improvviso soprattutto tra le adolescenti dopo il 2010. Il concetto di rapid-onset gender dysphoria, introdotto da Littman (2018), è controverso ma indica un pattern visto in più paesi: disforia a insorgenza tardiva, spesso in gruppi di amiche e con uso intensivo dei social media. Vedi anche rapid-onset gender dysphoria.

L'alto grado di comorbilità solleva la domanda se la disforia sia talvolta espressione di problematiche sottostanti che chiedono un altro trattamento. Una diagnosi di 'disforia di genere' non deve oscurare quegli altri problemi.