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Il genere nei bambini
I bambini sono ancora in pieno sviluppo. La loro autoimmagine, le preferenze e la percezione del corpo non sono fisse, ma si muovono con la crescita del loro cervello, l'ambiente sociale e le fasi che attraversano. Ciò che oggi viene chiamato 'identità di genere nei bambini' non è quindi una caratteristica oggettivamente accertabile, ma un'istantanea all'interno di un lungo percorso di sviluppo. Nei bambini la prudenza non è antiquata, ma necessaria.
Un bambino è un essere in sviluppo, non un'identità fissa
Da circa due-tre anni i bambini distinguono maschi e femmine. Tale consapevolezza segue la realtà biologica: praticamente ogni bambino sa di essere un maschio o una femmina, e cresce in un ambiente che invia su questo innumerevoli segnali. Che un bambino mostri un comportamento atipico di genere — un maschio a cui piace indossare gonne, una femmina che ama arrampicarsi sugli alberi e giocare a calcio — è nella maggior parte dei casi non una premessa di un'identità transgender, ma una normale variazione all'interno dello sviluppo infantile.
L'idea che un bambino abbia già in giovane età una 'vera' identità di genere interiore che diverge dal corpo è un assunto teorico senza misura oggettiva. Non esiste alcuna scansione, esame del sangue o funzione cerebrale con cui ciò possa essere accertato. Quello che un bambino dice in proposito è per definizione autodichiarazione — filtrata dal linguaggio, dall'ambiente sociale e da ciò che il bambino raccoglie da adulti, coetanei, scuola e social media.
Cosa la ricerca mostra: la maggior parte desiste
La ricerca olandese più longeva e citata su questo viene da Steensma e colleghi (2013). Hanno seguito bambini con disforia di genere fino all'adolescenza. Il risultato è coerente con la ricerca internazionale: nella maggior parte dei bambini la disforia di genere scompare durante o dopo la pubertà — spesso si sviluppano in giovani adulti omosessuali o bisessuali che si riconciliano con il proprio corpo. Steensma et al. (2013), PubMed.
Questo fenomeno — noto come desistance — è stato per decenni il punto di partenza di un approccio cauto e osservativo: non incoraggiare, non 'confermare', ma dare spazio e attendere ("watchful waiting"). Solo nell'ultimo decennio questa immagine classica è stata sotto pressione a causa del modello gender-affirmative, che vuole confermare immediatamente il bambino nella sua autodichiarazione. A livello internazionale tale modello affermativo è ora oggetto di pesanti critiche — tra l'altro dalla Cass Review (2024) nel Regno Unito e da revisioni politiche in Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca.
La transizione sociale nei bambini non è un passo neutro
Alcuni genitori e operatori propongono di accogliere immediatamente un bambino che dichiari di essere 'in realtà' dell'altro sesso con un nuovo nome, altri pronomi e altri abiti. Ciò viene spesso presentato come un passo sicuro e reversibile. La Cass Review segnala esplicitamente che la transizione sociale nei bambini piccoli non è un atto neutro: è un intervento psicosociale attivo che può influenzare il percorso di sviluppo di un bambino e probabilmente aumenta la probabilità di disforia persistente.
Per i bambini piccoli questo rischio è particolarmente rilevante: in loro l'identità non è ancora cristallizzata e la conferma di adulti e ambiente agisce in modo fortemente direttivo. Vedi inoltre Transizione sociale nei bambini.
Cosa possono fare genitori e ambiente
Per i genitori è allettante o confermare subito tutto ("altrimenti il bambino è infelice") o respingere subito tutto. Entrambe le reazioni sono premature. Un bambino ha bisogno di adulti che ascoltino, diano spazio, non guidino — ma neppure assecondino ogni dichiarazione. Problemi tenaci, solitudine, autismo, trauma, isolamento sociale o uso intensivo dei media richiedono attenzione di per sé, non una diagnosi di genere come spiegazione per tutto ciò che va male. Vedi anche Ruolo dei genitori.
Identità di genere e orientamento sessuale sono cose diverse
Un bambino che mostra un comportamento atipico di genere si sviluppa più spesso della media in un giovane adulto omo- o bisessuale senza disforia di genere. È quindi importante non confondere le due cose: un maschio sensibile o una femmina sportiva non è un 'futuro bambino trans'. La storia dell'emancipazione omosessuale mette in guardia dal medicalizzare troppo rapidamente ciò che in realtà è una variazione di espressione o un futuro orientamento sessuale.