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La disforia di genere a insorgenza improvvisa è un quadro clinico distinto? Un nuovo studio ne sostiene il riconoscimento

Libro aperto accanto a un laptop con un grafico e un modello del cervello

Dal 2018, gli scienziati discutono di un fenomeno particolare: adolescenti, soprattutto ragazze, che senza una storia pregressa di disforia di genere durante l’infanzia dichiarano improvvisamente di essere transgender, spesso dopo un periodo di intenso uso dei social media. All’epoca, la ricercatrice Lisa Littman definì questo fenomeno 'disforia di genere a insorgenza rapida' (ROGD). Per anni è rimasta un’ipotesi controversa: una parte del dibattito l’ha citata come spiegazione, mentre l’altra l’ha respinta come infondata. Una nuova pubblicazione dello psicologo clinico Kenneth J. Zucker cerca di sbloccare questa impasse, passando nuovamente in rassegna le prove disponibili.

Il contributo di Zucker al dibattito

Zucker, psicologo clinico con decenni di esperienza nella ricerca sullo sviluppo dell’identità di genere nei bambini, ha pubblicato la sua analisi nel giugno 2026 sull’European Journal of Developmental Psychology. Tra le altre cose, si basa su uno studio di Diaz e Bailey del 2025, che ha esaminato 1.655 casi riferiti dai genitori. È emerso che il 75 per cento degli adolescenti era stato assegnato al sesso femminile alla nascita e aveva manifestato segnali di disforia di genere solo durante l’adolescenza, non nell’infanzia. Per Zucker, questo schema è troppo coerente per essere liquidato come una coincidenza. Distingue tre percorsi di sviluppo: la disforia di genere a esordio precoce, già visibile durante l’infanzia; la disforia di genere a esordio tardivo, che si sviluppa gradualmente durante la pubertà; e il modello rapido dell’adolescenza, che vorrebbe riconoscere come categoria distinta.

Perché la distinzione è importante

Non si tratta soltanto di una questione accademica. Zucker sostiene che i tre modelli potrebbero avere cause diverse, un rapporto differente con l’orientamento sessuale e probabilità variabili che la disforia di genere persista in età adulta; in letteratura, la scomparsa della disforia è definita desistenza. Se fosse così, un unico percorso terapeutico per tutti i giovani con disforia di genere sarebbe eccessivamente poco differenziato: un adolescente che ha iniziato a interrogarsi già a sei anni potrebbe trovarsi in un percorso diverso da quello di un sedicenne per il quale la questione è emersa solo dopo un periodo trascorso online. Zucker chiede quindi che le future edizioni dei manuali diagnostici, come il DSM, prevedano la possibilità di denominare formalmente questa distinzione, così che i clinici possano indagarla esplicitamente e i ricercatori seguire separatamente i diversi gruppi.

Le critiche e la prudenza restano necessarie

La pubblicazione non risolverà il dibattito in un colpo solo. I critici del concetto di ROGD sottolineano da anni che molte ricerche sul fenomeno si basano su questionari compilati dai genitori, anziché su una valutazione clinica diretta dei giovani stessi, aumentando il rischio di distorsioni. L’articolo di Zucker è un’argomentazione teorica a favore del riconoscimento formale, non una nuova ricerca longitudinale sugli esiti. Ciò che la pubblicazione fa, però, è spostare la discussione da «questo modello esiste davvero?» a «che cosa significa questo modello per la diagnosi e l’assistenza?» — uno spostamento in linea con l’approccio più prudente adottato da diversi Paesi europei negli ultimi anni. Una recensione del lavoro di Zucker del 2026 sulla disforia di genere a insorgenza rapida è disponibile anche su genderid.nl.

Che cosa può significare per la pratica nei Paesi Bassi

Per i clinici e i responsabili delle politiche sanitarie olandesi, la distinzione non è nuova come osservazione pratica: da tempo i team specializzati in identità di genere rilevano che il gruppo di giovani che si rivolge ai loro servizi è cambiato negli ultimi anni, con una percentuale relativamente maggiore di adolescenti senza una disforia di genere precoce. Ciò che ancora manca è un linguaggio formale condiviso per descrivere e studiare questa differenza in modo coerente tra istituzioni e Paesi. Finché «insorgenza rapida» non sarà un termine riconosciuto nei sistemi di classificazione, ogni clinica continuerà di fatto ad adottare una propria suddivisione informale. In questo senso, l’appello di Zucker è soprattutto rivolto alla comunità professionale: rendere questa distinzione verificabile, invece di lasciarla all’intuizione dei singoli operatori.

Edward Jansen

Edward Jansen

Redazione di Genderinfo.nl

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