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Vasterman: La lotta tra sesso e genere

Peter Vasterman analizza il disegno di legge per una nuova legge transgender, le opere di Kathleen Stock, Debra Soh ed Helen Joyce, e le conseguenze dell’autodeterminazione per le donne, la scienza e il consultorio.

Un disegno di legge che cancella la biologia

Il disegno di legge di modifica della legge transgender, sul quale Vasterman scrisse nel 2021, intendeva stabilire che il sesso indicato sull’atto di nascita potesse essere modificato sulla base della sola autodichiarazione. Nessuna certificazione specialistica, nessun percorso fisico. Il disegno di legge è stato ritirato nel 2025; la legge transgender del 2014 richiede tuttora una certificazione specialistica. Vasterman riassume il punto centrale in modo asciutto: «l’unica cosa che conta nella nuova legge è l’“identità di genere vissuta”». In questo modo, il concetto giuridico di sesso sarebbe stato scollegato da quello biologico. Sembrava un adeguamento amministrativo, ma era uno spostamento di ciò che una donna o un uomo sono giuridicamente: da una caratteristica osservabile a una sensazione interiore.

Tre filosofi che analizzano l’ideologia

Vasterman esamina tre libri: Material Girls della filosofa Kathleen Stock, The End of Gender della sessuologa Debra Soh e Trans della giornalista Helen Joyce. Nessuna di queste autrici nega che le persone trans meritino dei diritti. Ciò che contestano è l’affermazione secondo cui un’“identità di genere” interiore trasformerebbe letteralmente una persona in una donna o in un uomo. Il loro lavoro impone di ristabilire la distinzione: il sesso è biologico, il genere è un insieme di aspettative sociali e l’autodeterminazione non modifica né l’uno né l’altro. È proprio questa distinzione che il disegno di legge olandese cancellava.

La biologia conta, anche nel comportamento

L’affermazione secondo cui le differenze di genere sarebbero esclusivamente una costruzione sociale non regge alla luce di ciò che mostrano gli studi sugli animali e sugli esseri umani. Il testosterone fetale influenza il comportamento nel gioco, le preferenze professionali e gli interessi. Soh lo analizza dettagliatamente: l’immagine di una “tabula rasa” sulla quale scrive soltanto la cultura non corrisponde alla realtà. Vasterman trae la conclusione logica: se il sesso biologico produce differenze nel comportamento, sostenere che l’“essere donna” sia un’etichetta puramente sociale è un’affermazione ideologica, non scientifica.

Un nuovo gruppo di ragazze cambia il quadro

Dal 2012, numeri enormi di ragazze adolescenti si rivolgono alle cliniche di genere senza alcuna storia pregressa di disagio rispetto al genere durante l’infanzia. Scoprono improvvisamente su TikTok, Tumblr o nelle cerchie di amiche di essere «in realtà un ragazzo». Questo profilo non corrisponde alla paziente tipica per la quale è stato scritto il Dutch Protocol. Il contesto di quel modello terapeutico olandese è illustrato altrove su questo sito. Vasterman vede qui il punto in cui l’ipotesi del contagio sociale di Lisa Littman trova un fondamento empirico. L’affermazione secondo cui la disforia sarebbe sempre innata e persistente si scontra con questo gruppo.

Spazi riservati alle donne e sport sotto pressione

Non appena “donna” viene ridefinita come “chiunque si senta tale”, svanisce la base giuridica delle strutture destinate specificamente alle donne. Vasterman elenca: «Non si tratta soltanto dei bagni separati, ma anche degli spogliatoi, delle carceri, delle case rifugio per donne vittime di violenza e, naturalmente, dello sport». In ciascuno di questi ambiti esistono considerazioni di sicurezza o di equità fondate esplicitamente sul sesso biologico. Nel suo libro, Joyce documenta come le politiche britanniche e americane siano state trasformate nel giro di pochi anni senza un dibattito pubblico, con conseguenti episodi dannosi concreti.

La scienza imbavagliata

Il tabù nei confronti delle critiche soffoca la ricerca. Stock è stata allontanata con pressioni da studenti e colleghi della sua università. Questa espulsione dei dissidenti è descritta come meccanismo su gendersekte.nl. I ricercatori che sollevano dubbi sui bloccanti della pubertà, sul contagio sociale o sulle comorbidità vengono etichettati come “transfobici”. Vasterman descrive il fatto che «molti argomenti sono stati dichiarati tabù». L’ironia è che, in quasi ogni ambito medico caratterizzato da tanta incertezza, la scienza richiede ulteriori ricerche. Qui è la domanda stessa a essere criminalizzata.

Una diagnosi basata sull’autodichiarazione

Vasterman sottolinea un problema diagnostico fondamentale: «Non solo la diagnosi di disforia di genere è problematica, perché tutto dipende da ciò che la persona dice di sé». Non esistono test obiettivi, biomarcatori o scansioni. La diagnosi è ciò che racconta il paziente, preferibilmente in una narrazione che corrisponda ai criteri già esistenti. Negli adulti, questo può essere un compromesso accettabile. Nelle ragazze di tredici anni, spesso affette da autismo, disturbi alimentari o depressione, apre la porta a interventi irreversibili basati sull’autodichiarazione.

Le persone detransitionate come punto cieco

Un gruppo crescente di ex pazienti, soprattutto giovani donne che durante l’adolescenza hanno ricevuto testosterone e una mastectomia, racconta pubblicamente il proprio rimpianto e i danni fisici permanenti. Gli attivisti trans reagiscono negando o minimizzando. Vasterman parla di un effetto soffocante «che non danneggia soltanto la posizione sociale delle donne, ma produce anche effetti soffocanti sulla scienza». Chi mette a tacere queste voci esclude proprio il gruppo che ha più da dire sugli esiti del trattamento.

Che cosa è in gioco

Vasterman propone una sintesi: la lotta non riguarda il fatto che le persone trans esistano o meritino dei diritti. Li hanno. La lotta riguarda il fatto che un’etichetta percepita possa cancellare la biologia concreta di un corpo: sul piano giuridico, medico, sportivo e linguistico. I tre libri che esamina rispondono di no, sulla base di argomentazioni scientifiche e filosofiche chiare. Il disegno di legge olandese rispondeva invece di sì, senza che il dibattito fosse mai stato affrontato seriamente. La differenza tra queste due posizioni strutturerà nei prossimi anni ogni discussione politica su spogliatoi, cliniche, sport e spazio per esprimersi.

Domande frequenti

Fonte
Basato su «De strijd tussen sekse en gender» di Peter Vasterman, 14 settembre 2021. Originale: vasterman.blogspot.com