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Che cos’è il genere?

Cartello di una toilette gender-neutral con la scritta «Bagno per tutti i generi»
Foto: Checkingfax, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

“Gender” è la parola inglese per indicare il sesso. Nell’uso contemporaneo, tuttavia, è diventato un concetto ambiguo: talvolta indica il sesso biologico (“gender reveal party” = annunciare il sesso del bambino), talvolta le aspettative legate ai ruoli sociali e talvolta l’identità di genere — la percezione interiore di essere uomo, donna o altro, indipendentemente dal corpo. Lo stesso termine racchiude così diversi significati contraddittori, fenomeno che in linguistica viene chiamato doublespeak. Per essere precisi, è preferibile evitare “gender” e parlare esplicitamente di “sesso” o “identità di genere”. La storia della parola, dal latino genus fino al Van Dale, è disponibile su letterbrij.nl.

Dal ruolo sociale all’identità

In origine, in sociologia il termine gender veniva utilizzato per descrivere le aspettative e i ruoli che una società impone a uomini e donne — per esempio, l’idea che le ragazze debbano essere premurose e i ragazzi impavidi. Questa analisi era preziosa: i ruoli sociali sono determinati dalla cultura e possono cambiare.

Nella società occidentale moderna, i ruoli di genere sono in gran parte venuti meno: le donne possono fare le camioniste e gli uomini possono portare lo smalto. Di conseguenza, nella nostra società libera il concetto di “ruolo di genere” è diventato di fatto superfluo, poiché ognuno può essere chi vuole, indipendentemente dal sesso biologico.

Negli ultimi decenni, nonostante ciò, il significato di “gender” si è ulteriormente spostato. Se inizialmente riguardava le aspettative sociali legate al sesso, sempre più spesso indica un sentimento interiore di identità, riferito dalla persona stessa. Questo spostamento non rappresenta un progresso scientifico, bensì un’estensione concettuale sulla quale molti ricercatori — tra cui studiosi del sesso, psicologi dello sviluppo e giuristi — esprimono riserve.

Sesso biologico: binario e stabile

Negli esseri umani, come negli altri mammiferi, il sesso biologico è binario: esistono due sistemi di gameti (ovuli e spermatozoi) e quindi due sessi. Le variazioni intersessuali (DSD) sono rare (stimate in <0,02% se si considera soltanto l'ambiguità effettiva) e non costituiscono un «terzo sesso»; sono anomalie all'interno del percorso di sviluppo maschile o femminile.

Inoltre, il sesso non viene «assegnato» alla nascita, come talvolta si sostiene; viene osservato e registrato sulla base dell'anatomia già formatasi nell'utero. Non è una scelta amministrativa, ma un fatto biologico accertato dai medici.

Identità di genere: l'anima sessuata

Quello che nel discorso attuale viene chiamato «identità di genere» si riferisce in pratica a ciò che, più precisamente, si potrebbe definire anima sessuata (in inglese: gendered soul): la convinzione o l'esperienza interiore che il nucleo di una persona porti con sé una specifica sessualità, indipendentemente dal corpo fisico o dalle categorie giuridiche.

Dal punto di vista linguistico, il termine «identità di genere» non è adatto a descrivere questo concetto. Per definizione, l'identità si riferisce al modo in cui una persona viene riconosciuta e collocata da sé stessa e dagli altri — come un metalhead che si identifica con un genere rock attraverso l'abbigliamento, l'acconciatura e il comportamento. Un'esperienza interiore e non verificabile dell'anima è qualcosa di sostanzialmente diverso. Chiamandola «identità», si presenta una convinzione metafisica come una caratteristica socialmente riconoscibile, creando confusione concettuale.

Non esiste alcun test oggettivo per l'identità di genere; il concetto si basa interamente sull'autodichiarazione ed è definito in modi diversi nella letteratura. La britannica Cass Review (2024) ha concluso che le basi scientifiche di gran parte dell'assistenza sanitaria gender-affirmative sono deboli. Conclusioni analoghe sono state raggiunte in Svezia, Finlandia, Norvegia e Danimarca, che nel frattempo hanno modificato sostanzialmente la loro prassi terapeutica.

Donna versus femminile

Un’espressione molto comune è: «Mi sento una donna». Concettualmente, però, questa formulazione è problematica. Donna è una categoria biologica: non una sensazione, ma uno status oggettivo. Di solito, ciò che si intende dire è: «Mi sento femminile». Femminile è un attributo descrittivo che può essere effettivamente percepito. Confondere questi concetti alimenta la confusione terminologica e rende più difficile un dialogo chiaro su ciò che una persona sperimenta realmente.

L’esplosione del numero delle identità

Il numero di bambini e adolescenti — soprattutto bambine e ragazze — che si identificano come transgender o non binari è aumentato da dieci a venti volte nei Paesi occidentali tra il 2010 e il 2022 circa. Ricercatori come Lisa Littman richiamano l’attenzione sul fenomeno della disforia di genere a insorgenza rapida: una disforia che compare improvvisamente, spesso all’interno di gruppi di amici e in associazione a un uso intensivo dei social media. Questi modelli non possono essere spiegati da un fenomeno biologico stabile e fanno pensare che l’influenza sociale svolga un ruolo considerevole.

Eppure, molti documenti programmatici e materiali didattici continuano a basarsi sull’idea che il genere sia uno spettro composto da innumerevoli categorie. Non si tratta di un presupposto scientifico, ma di una scelta ideologica.

Che cosa significa essere “critici nei confronti del genere” e che cosa no?

Lo studio critico del discorso sul genere non equivale a negare la sofferenza delle persone che vivono un conflitto con il proprio corpo. La disforia di genere è un problema reale che merita assistenza e un trattamento serio. La questione è stabilire quali cure siano d’aiuto e quali arrechino danno. Il «Dutch Protocol» olandese è stato a lungo presentato come il gold standard, ma da alcuni anni è oggetto di crescenti critiche a livello internazionale a causa della scarsità di dati sul lungo periodo, dei bassi tassi di abbandono che non corrispondono a quelli rilevati in altri studi e della crescente attenzione alla detransizione. Maggiori informazioni sono disponibili nell’articolo sul Dutch Protocol.

Genderinfo.nl non cerca di favorire una sola parte in questo dibattito, ma sottolinea che la narrazione dominante nei media e nelle politiche dei Paesi Bassi — il genere come identità autodeterminata, indipendente dalla biologia — non riflette il consenso scientifico.