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Norme di genere

Bambino con una giacca rosa gioca sull’erba con un’auto giocattolo blu
Foto: Marianne Cornelissen-Kuyt, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Le norme di genere sono aspettative sociali su come uomini e donne dovrebbero comportarsi, vestirsi e presentarsi. Il fatto che tali norme esistano, varino e non derivino direttamente dalla biologia è un’osservazione sociologica difficilmente controversa. Ciò che invece è controverso nell’attuale dibattito è il passaggio in cui il mancato adeguamento a una norma di genere viene presentato come prova di una sottostante «identità di genere» atipica e come giustificazione per interventi medici.

Che cosa sono le norme di genere?

Le norme di genere sono aspettative determinate culturalmente: i ragazzi dovrebbero essere forti, le ragazze premurose, gli uomini razionali e le donne empatiche. Una semplice spiegazione del concetto di ruolo di genere, con alcuni esempi, è disponibile su gender123.nl. Queste rappresentazioni variano da una cultura all’altra e da un’epoca all’altra. Nell’ultimo secolo si sono notevolmente allentate nelle società occidentali: le donne lavorano, gli uomini si occupano dei figli e le divisioni stereotipate dei ruoli sono sempre meno considerate scontate.

Il fatto che le norme varino non significa che tutte le differenze di genere siano socioculturali. Le ricerche interculturali e di biologia evolutiva mostrano con costanza differenze medie nei comportamenti e nelle preferenze tra uomini e donne che non possono essere spiegate dalla sola cultura. Si tratta di differenze statistiche (medie), non assolute, e non dicono nulla su ciò che un individuo dovrebbe fare o essere.

L’influenza delle norme di genere

Le norme di genere rigide possono essere dannose: limitano lo sviluppo individuale, stigmatizzano chi se ne discosta e possono causare sofferenza psicologica a chi non vi si conforma. La risposta corretta è lasciare che le persone siano libere di vestirsi, comportarsi e presentarsi come preferiscono, non modificare medicalmente il loro corpo per adeguarlo a ciò che ritengono essere il loro «vero» genere. La differenza tra «un ragazzo a cui piace indossare vestiti» e «un ragazzo che in realtà è una ragazza» è fondamentale.

Uno degli sviluppi preoccupanti dell’attuale discorso è che le norme di genere rigide vengano reintrodotte per vie indirette. Quando a una ragazza che non si comporta in modo femminile viene detto che «forse in realtà è un ragazzo», lo stereotipo viene implicitamente confermato: solo i ragazzi possono essere irruenti o interessarsi alla meccanica. Molte autrici femministe (Sheila Jeffreys, Kathleen Stock, Helen Joyce) lo hanno sottolineato.

Norme di genere ed educazione

I bambini ricevono messaggi relativi al genere fin dalla nascita. Ci sono molte ragioni per apprezzare i genitori che lasciano al proprio figlio spazio di esplorazione e non si attengono rigidamente agli stereotipi. Allo stesso tempo, non esiste una base scientifica per l’affermazione più radicale secondo cui il genere sarebbe interamente una costruzione sociale, un’idea presupposta in alcune forme di «educazione neutrale rispetto al genere». Le ricerche su neonati e bambini piccoli mostrano differenze medie costanti nelle preferenze, difficili da ricondurre interamente alla socializzazione.

Un’altra questione preoccupante riguarda l’applicazione delle idee sul genere nell’istruzione. In un numero sempre maggiore di scuole si informa i bambini piccoli sull’«identità di genere» come se fosse un fatto scientifico definito una volta per tutte. Non lo è. È un concetto controverso, e la sua presentazione a bambini ancora nel pieno dello sviluppo è una scelta che può essere sottoposta a un esame critico.

Norme di genere nel dibattito sulle cure transgender

Al centro della critica al modello di cura «gender-affirming» vi è proprio la confusione tra non conformità di genere e identità trans. Una parte consistente dei bambini prepuberi che vivono intensamente un conflitto con i ruoli di genere, se lasciati sviluppare senza interferenze, diventa adulta omosessuale o semplicemente non conforme al genere, non trans. In letteratura questo fenomeno è chiamato desistenza. Chi «afferma» questi bambini in modo precoce rischia di avviarli a un percorso medico irreversibile sulla base di ciò che in realtà era un’espressione di non conformità di genere.

La Cass Review (2024) sottolinea l’assenza di strumenti diagnostici affidabili per distinguere questi casi e i danni che possono verificarsi quando i bambini vengono inseriti prematuramente in un percorso di transizione sociale o medica. Vedi: Cass Review (2024) e le pagine Cass Review e Detransizione.