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Identità di genere ed espressione di genere

Identità di genere ed espressione di genere
Foto: Justin Schlesinger via Pexels

Per «identità di genere» si intende generalmente la consapevolezza interiore di percepirsi come uomo, donna o altro. L’«espressione di genere» è la manifestazione esteriore attraverso l’abbigliamento, il comportamento e l’aspetto. Entrambi i concetti sono ampiamente utilizzati nei documenti politici e nelle linee guida sanitarie contemporanee, ma è bene ricordare che si tratta di concetti, non di grandezze oggettivamente misurabili. L’idea comunemente diffusa — secondo cui ogni persona avrebbe un’«identità di genere» interiore indipendente dal corpo — è un presupposto teorico, non un fatto scientificamente accertato.

Che cos’è l’identità di genere?

L’«identità di genere» si riferisce all’esperienza interiore riferita dalla persona. Per la stragrande maggioranza delle persone — generalmente definite «cisgender» in questa terminologia — tale esperienza corrisponde al sesso. Un gruppo più ristretto sperimenta una discrepanza e può identificarsi come transgender, non binario, genderfluid o agender. La terminologia si è ampliata notevolmente in breve tempo; all’epoca del DSM-IV (1994), la maggior parte di queste categorie non esisteva o era appena riconosciuta.

Le cause di una simile discrepanza non sono state chiarite. Non esistono un «gene del genere», un esame del sangue o una scansione cerebrale in grado di accertare l’«identità di genere». Una critica approfondita al concetto è disponibile su genderid.nl. Gli studi che riportano differenze cerebrali tra persone transgender e cisgender sono di dimensioni ridotte, metodologicamente deboli e non si sono dimostrati replicabili; inoltre, tali differenze si sovrappongono ampiamente agli effetti dell’uso di ormoni. La Cass Review (2024) ha concluso che le prove a sostegno di una base biologica univoca dell’identità trans sono limitate. Ciò che è invece evidente è l’aumento esplosivo, a partire da circa il 2010, del numero di giovani — soprattutto ragazze — che hanno iniziato a identificarsi come transgender o non binari. Le ipotesi di «contagio sociale», come la disforia di genere a insorgenza rapida e il ruolo delle influenze dei coetanei e di internet, ricevono sempre maggiore attenzione.

Nei bambini che manifestano comportamenti di varianza di genere, i classici studi di follow-up (Steensma et al. 2013; precedenti studi di Zucker e colleghi) mostrano che, in assenza di interventi che ne alterino il percorso, il 60-90% sviluppa in età adulta un’identità cisgender, spesso associata a un orientamento omosessuale. Questo fenomeno, la desistenza, è centrale nella critica alla «affermazione» medica precoce: confermare un’identità trans in un bambino può interferire con questo naturale sviluppo.

Che cos’è l’espressione di genere?

L’espressione di genere è un concetto molto meno controverso: descrive semplicemente come una persona si veste, si comporta e si presenta. Che questo non segua rigidamente il sesso è una banalità — uomini con i capelli lunghi, donne in abiti da lavoro e bambini con preferenze che oltrepassano i confini di genere sono sempre esistiti e continuano a esistere. Ciò che è controverso nel dibattito attuale è il passaggio in cui un’espressione di genere non conforme viene interpretata come prova di una sottostante «identità di genere» non conforme — un’interpretazione che in molti casi non risulta sostenibile.

L’espressione di genere è fortemente legata alla cultura e all’epoca. Ciò che viene considerato «maschile» o «femminile» cambia continuamente; questo depone piuttosto a favore della flessibilità culturale che dell’esistenza di un nucleo interiore di genere stabile.

La differenza tra identità, espressione e orientamento

Identità, espressione e orientamento sessuale sono rigorosamente distinti nella terminologia attuale. In teoria ciò è logico, ma nella pratica è meno univoco: molti ragazzi che in seguito si rivelano omosessuali manifestano durante l’infanzia comportamenti espressivi femminili (e viceversa). Un’interpretazione «affirmativa rispetto al genere» troppo rapida di tali comportamenti rischia di medicalizzare di fatto i giovani omosessuali — una preoccupazione espressa esplicitamente in Iran, ma anche nei contesti occidentali, sia dalle organizzazioni LGB sia da clinici come Susan Bradley.

Identità di genere e salute mentale

I giovani che si identificano come transgender presentano con una frequenza superiore alla media problematiche psichiche comorbide: autismo (sostanzialmente sovrarappresentato), depressione, ansia, disturbi alimentari, traumi. Non è chiaro in molti casi se la disforia di genere ne sia la causa, la conseguenza o un sintomo. Una panoramica di altre spiegazioni per i dubbi sul genere nei giovani è disponibile su transgendercheck.nl. Le ulteriori risorse offerte da quel sito, tra cui un questionario di 50 domande, sono descritte nel profilo di Transgendercheck.nl. La Cass Review ha osservato che presso la clinica Tavistock britannica questa comorbilità veniva spesso minimizzata per poter procedere con i percorsi medici, mentre l’esplorazione psicoterapeutica veniva svolta raramente. Vedi: Cass Review (2024) e la pagina Cass Review.

I dati sulla suicidalità spesso citati — utilizzati nella retorica «transizione o suicidio» — non sono empiricamente sostenibili come argomento a favore dell’intervento medico. Le ricerche condotte dopo la chiusura della clinica GIDS hanno mostrato che il suicidio tra i giovani in lista d’attesa era estremamente raro; la Cass Review ha definito dannoso e privo di fondamento il ricorso alla retorica del suicidio.