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Linguaggio neutro rispetto al genere

Dizionario aperto accanto a una fila di pneumatici
Foto: Dr. Marcus Gossler, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Linguaggio neutro rispetto al genere

Il «linguaggio neutro rispetto al genere» comprende un'ampia gamma di modifiche proposte alla lingua, da quelle praticamente non controverse a quelle fortemente contestate. L'uso generico di «infermiere» invece di «infermiera» è una graduale e naturale evoluzione linguistica che suscita poche obiezioni. L'imposizione di neologismi come «hen» come pronome singolare, o l'eliminazione della parola «donna» dai testi medici a favore di «persona con un utero», appartiene a tutt'altro ordine di cose — ed è spesso motivata da considerazioni ideologiche anziché linguistiche.

Perché usare un linguaggio neutro rispetto al genere?

L'argomento più comprensibile a favore dell'uso di un linguaggio neutro rispetto al genere è l'inclusività: per generazioni le donne si sono sentite cancellate dalle forme maschili generiche («il medico — lui»). C'è molto di vero in questa argomentazione. Essa nasce dal femminismo e mira a rendere le donne più visibili, non a far scomparire la «donna» come categoria.

Il secondo argomento, più recente, è quello dell'inclusività non binaria: le persone che non si identificano né come uomini né come donne dovrebbero disporre di forme linguistiche proprie. Questo argomento ha una natura fondamentalmente diversa. Presuppone che l'«identità di genere» sia una categoria linguisticamente rilevante e pretende che l'intera comunità linguistica adotti nuove forme per accogliere una piccola minoranza. Le basi scientifiche del concetto identitario sottostante sono controverse, come descritto in Identità ed espressione di genere.

Le ricerche empiriche sugli effetti dell'uso di un linguaggio neutro rispetto al genere mostrano risultati contrastanti. Alcuni studi suggeriscono un piccolo effetto sulla rappresentazione mentale; altre repliche non riescono a confermarlo. Non esistono prove scientifiche univoche di ampi benefici sociali.

Il linguaggio neutro rispetto al genere in olandese

L'olandese ha per sua natura un genere grammaticale meno marcato rispetto, per esempio, al tedesco o al francese. Molti nomi professionali sono storicamente già neutri rispetto al sesso, oppure lo sono diventati senza pressioni ideologiche. Proposte specifiche — «hen» come pronome singolare, «diens» come pronome possessivo per le persone non binarie, la sostituzione di «signora/signore» con «buongiorno» — sono poco diffuse, soprattutto negli ambienti giovanili, con un livello di istruzione più elevato e attivisti. La Nederlandse Taalunie e il Genootschap Onze Taal non si sono espresse a favore di un obbligo; la Taalunie osserva che per il momento tali forme rimangono ai margini.

Nei contesti medici e ufficiali, la sostituzione di termini specifici per sesso («donna», «madre», «allattamento») con le cosiddette varianti inclusive («persona incinta», «genitore che partorisce», «chestfeeding») suscita critiche crescenti. Medici britannici, americani e olandesi hanno avvertito che questo linguaggio può provocare confusione e persino situazioni pericolose, soprattutto per i pazienti con scarse competenze di lettura o di lingua.

Pronomi e identificazione

Indicare i pronomi («pronouns») nei profili professionali, nelle firme e-mail e durante le presentazioni è stato introdotto in breve tempo in alcune aree del mondo del lavoro, dell'istruzione e della pubblica amministrazione. I sostenitori lo presentano come una forma neutra di cortesia. I critici osservano che questa pratica richiede implicitamente di assumere una posizione ideologica — vale a dire che sesso e genere siano separati e che il «genere» di ciascuno debba essere dichiarato. Non si tratta di un fatto neutro, ma di una visione controversa.

In paesi come il Regno Unito e il Canada si sono svolte cause giudiziarie sulla questione se i dipendenti possano essere costretti a usare pronomi che non possono accettare per motivi di coscienza. Nei Paesi Bassi questo ambito è ancora in gran parte inesplorato, ma il tema tocca diritti fondamentali classici come la libertà di coscienza e di espressione.

Critiche al linguaggio neutro rispetto al genere

Le critiche all'uso radicale di un linguaggio neutro rispetto al genere riguardano diverse obiezioni. Innanzitutto l'obiezione linguistica: le nuove forme contrastano con la lingua sviluppatasi organicamente e vengono spesso imposte dall'alto dalle istituzioni — un modello che nella storia linguistica raramente funziona. In secondo luogo l'obiezione politica: sostituire la parola «donna» con descrizioni neutre priva le donne del vocabolario con cui possono nominare le proprie esperienze e i propri interessi. Sheila Jeffreys, Helen Joyce e Kathleen Stock hanno scritto ampiamente sull'argomento.

In terzo luogo vi è l'obiezione relativa alla chiarezza e alla sicurezza: in medicina, nel diritto e nella letteratura scientifica la precisione dei termini è essenziale. La confusione tra «sesso» e «genere» nei database e nelle linee guida comporta una perdita di informazioni. In quarto luogo vi è l'obiezione relativa alla libertà: l'uso linguistico prescritto nelle aziende e nelle istituzioni è fondamentalmente diverso dalla naturale evoluzione di una lingua e tocca la libertà di coscienza.

Lingua e pronomi nella rete

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