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Attualità

Il genere nelle altre culture

Persona che danza e suona il tamburo con un sari rosa davanti a una folla nel Gujarat, in India
Foto: Yann Forget, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Le culture non occidentali conoscono talvolta categorie sociali che esulano dalla dicotomia uomo-donna: two-spirit, hijra, fa'afafine, muxe, kathoey. Nel dibattito occidentale contemporaneo sul genere, queste categorie vengono spesso citate come prova del fatto che i «terzi generi» siano universali e che il nostro modello binario sia artificiale. Questa rappresentazione è problematica per diversi motivi. Le categorie menzionate sono fortemente specifiche sul piano culturale, spesso marginalizzate e nella maggior parte dei casi si adattano poco ai concetti occidentali di «transgender» o «non binario».

Two-spirit nelle culture indigene nordamericane

«Two-spirit» non è un termine tradizionale, bensì un termine ombrello proposto nel 1990 durante un congresso a Winnipeg. Le categorie indigene originarie — diverse a seconda della nazione, della lingua e del periodo — indicavano perlopiù specifici ruoli cerimoniali o legati a determinati compiti, non un’identità di genere interiore come nel moderno discorso occidentale. Alcune voci indigene si oppongono all’assimilazione delle loro tradizioni nel vocabolario occidentale LGBTQIA+ e la considerano una forma di appropriazione culturale.

Hijra nell’Asia meridionale

In India, Pakistan e Bangladesh, le hijra sono da sempre un gruppo stigmatizzato, spesso associato alla povertà, all’accattonaggio e al lavoro sessuale. Molte nascono biologicamente maschi e si sottopongono a una castrazione rituale. Il riconoscimento giuridico come «terzo genere» (2014) ha migliorato in parte la loro posizione, ma è stato accolto criticamente dalle femministe indiane, che hanno sottolineato il rischio di legalizzare la coercizione e i danni fisici. Romanticizzare le hijra come esempio cosmopolita di «diversità di genere» significa ignorare la dura realtà della loro esistenza.

Fa'afafine a Samoa

Le fa'afafine sono a Samoa persone biologicamente maschili che svolgono ruoli femminili all’interno della famiglia — spesso perché in una famiglia mancano figlie e c’è bisogno di qualcuno che svolga i compiti di cura. La categoria è quindi in parte spiegabile in termini economici e sociali, e non è innanzitutto un’«identità». Le ricerche di Vasey e VanderLaan suggeriscono un’origine evolutiva legata alla selezione di parentela. Il ruolo delle fa'afafine non è applicabile automaticamente a un’identità transgender occidentale e individualizzata.

Muxe in Messico

Le muxe tra gli zapotechi costituiscono a loro volta una categoria sociale specifica, con funzioni proprie all’interno della comunità. La loro accettazione è stata in parte amplificata dai media occidentali; nella realtà, anche loro affrontano lo stigma e la categoria è fortemente legata a specifici ruoli economici e familiari. La ricerca etnografica di Lynn Stephen descrive il ruolo delle muxe in modo molto più sfumato rispetto alla rappresentazione occidentale più diffusa.

Kathoey in Thailandia

In Thailandia, le kathoey sono visibili, ma in gran parte emarginate nell’industria dell’intrattenimento e in quella del sesso. La società thailandese appare tollerante in superficie, ma i diritti giuridici — per esempio la possibilità di modificare il sesso sui documenti ufficiali — sono in gran parte inesistenti. La rappresentazione occidentale della Thailandia come «paradiso trans» è un cliché turistico, non una descrizione accurata.

Interpretazione occidentale e cautela

Utilizzare fenomeni di genere non occidentali in tutto il mondo come argomento a favore della moderna teoria occidentale dell’identità di genere è problematico sotto diversi aspetti. Innanzitutto, fenomeni molto diversi e radicati in specifici contesti culturali vengono artificiosamente messi sullo stesso piano. In secondo luogo, si ignora il fatto che tutte queste categorie sono generalmente associate a stigma, povertà e violenza. In terzo luogo, questa retorica serve spesso a uno specifico obiettivo occidentale: sostenere la pretesa di una validazione universale di un apparato concettuale nato in Occidente.

Antropologi come Sahar Amer e David Valentine hanno evidenziato questi problemi. Ironia della sorte, molti fenomeni di genere non occidentali suggeriscono proprio il contrario di ciò che dovrebbero dimostrare: vale a dire che le società hanno sempre riconosciuto il sesso biologico e che i ruoli non conformi di solito non venivano considerati un «terzo sesso», bensì posizioni particolari all’interno di una struttura sessuale binaria.