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Dopo 30 anni la ricerca sul Dutch Protocol non offre prove affidabili, concludono i ricercatori

Una pila di documenti con una lente d'ingrandimento accanto a un laptop con grafici su una scrivania
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Il 'Dutch Protocol' — il protocollo di trattamento sviluppato all'inizio degli anni Novanta presso il Centro per la disforia di genere dell'Amsterdam UMC — è considerato a livello internazionale il punto di riferimento per la transizione medica degli adolescenti: prima i bloccanti della pubertà, poi gli ormoni del sesso affermato. Una nuova analisi critica, pubblicata nel maggio 2026 sull'European Journal of Developmental Psychology, passa in rassegna tre decenni di ricerche alla base del protocollo e giunge a una conclusione netta: non esistono ancora prove metodologicamente solide dell'efficacia di questo schema.

Tre decenni di ricerca interna, nessuna verifica indipendente

Gli autori, McDeavitt e Cohn, hanno mappato tutte le ricerche pubblicate dal Centro per la disforia di genere nell'arco di tre decenni. La loro conclusione: per quanto numerosi, nessuno di questi studi si basa su un disegno metodologicamente robusto. Mancano studi di follow-up ampi, prospettici e controllati — il tipo di ricerca necessario per stabilire un rapporto di causa ed effetto. Al contrario, il fondamento delle prove si basa su piccoli gruppi con un follow-up limitato e senza gruppo di controllo. Questa valutazione non è isolata: revisioni sistematiche e meta-analisi indipendenti, tra cui quella del NICE britannico nel 2020 e la Cass Review nel 2024, erano già giunte alla stessa conclusione, ovvero che le prove disponibili sono «sorprendentemente deboli». Un dossier completo sulla debolezza della base di prove mette a confronto i risultati di tutte queste valutazioni.

Chi valuta il proprio lavoro?

Una parte importante dell'analisi si concentra su una revisione narrativa pubblicata all'inizio del 2026, nella quale gli stessi ricercatori del centro di Amsterdam sostenevano che i loro tre decenni di ricerca offrissero una base sufficiente per l'uso di bloccanti della pubertà e ormoni del sesso affermato negli adolescenti. McDeavitt e Cohn sottolineano che questa revisione non costituisce una valutazione indipendente: è stata redatta dallo stesso gruppo di ricerca che ha prodotto autonomamente la maggior parte della letteratura presa in esame. Secondo gli autori, un campo che valuta la propria base di prove differisce sostanzialmente da una verifica esterna e critica — e proprio questa verifica esterna è stata finora in gran parte assente.

Rischi noti a fronte di benefici incerti

Gli autori sottolineano l'asimmetria tra ciò che è accertato e ciò che non lo è. Il fatto che i bloccanti della pubertà e gli ormoni del sesso affermato abbiano conseguenze fisiche — tra cui la infertilità permanente e altri rischi medici — è relativamente ben documentato. Se gli stessi trattamenti migliorino effettivamente, nel lungo periodo, la salute mentale dei giovani con disforia di genere resta invece incerto: gli studi che dovrebbero dimostrarlo sono esattamente quelli che gli autori giudicano metodologicamente deboli. Secondo loro, questo squilibrio dovrebbe occupare un posto centrale nei colloqui tra professionisti sanitari, giovani e genitori su un percorso che considerano irreversibile.

Perché la questione va oltre i Paesi Bassi

Il Dutch Protocol non riguarda soltanto i Paesi Bassi. Negli ultimi decenni, cliniche degli Stati Uniti, del Regno Unito e di numerosi altri Paesi hanno adottato lo schema e le ipotesi alla sua base come standard internazionale. Una rivalutazione critica delle basi olandesi investe quindi anche i fondamenti delle linee guida per l'assistenza alle persone con disforia di genere ben oltre i confini nazionali. Per i decisori politici e i clinici che invocano «l'approccio olandese» come prova di un metodo collaudato e basato sulle evidenze, McDeavitt e Cohn pongono una domanda scomoda: su quali prove si basa esattamente questo approccio, e chi ha mai verificato quelle prove in modo indipendente? Stella O'Malley descrive su genspect.nl come il modello olandese si sgretola sotto l'esame critico internazionale.

Saskia Weijermars

Saskia Weijermars

Redazione di Genderinfo.nl

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