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Fertilità e transizione

Laboratorio di fecondazione assistita con banchi di lavoro e microscopi
Foto: Dr.jayesh amin, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La transizione medica di genere compromette la fertilità, talvolta in modo permanente. Per alcune persone è un prezzo accettabile, per altre una perdita che diventa davvero evidente solo più avanti nella vita. Per questo, un’informazione adeguata prima del trattamento non è un optional, ma una condizione medica ed etica. Nella pratica, questa informazione è spesso insufficiente, soprattutto per i giovani.

Influenza della terapia ormonale sulla fertilità

  • Terapia estrogenica sopprime la produzione di spermatozoi. In caso di uso prolungato, questo effetto può essere irreversibile: anche dopo la sospensione, la qualità dello sperma rimane spesso compromessa.
  • Terapia con testosterone sopprime l’ovulazione e le mestruazioni. In caso di uso breve, il recupero è probabile; dopo un uso prolungato, invece, è incerto. Una gravidanza durante l’assunzione di testosterone è possibile, ma comporta rischi medici per il feto.

Influenza dei bloccanti della pubertà

Si tratta di un aspetto poco considerato, ma cruciale. I bloccanti della pubertà seguiti direttamente dagli ormoni sessuali — il percorso standard del Dutch Protocol — rendono di fatto impossibile la crioconservazione delle cellule germinali, perché le gonadi non si sono mai sviluppate:

  • Nelle ragazze: non sono disponibili ovociti maturi per la crioconservazione.
  • Nei ragazzi: non sono disponibili spermatozoi maturi; l’unica possibilità è una biopsia sperimentale del tessuto testicolare, non comprovata.

L’infertilità permanente è quindi un esito probabile dell’intero percorso del Dutch Protocol. La Cass Review (2024) indica la preservazione della fertilità come una delle principali carenze dell’attuale assistenza di genere per i giovani: al momento della decisione, i minorenni non possono valutare pienamente la perdita della possibilità di diventare genitori in futuro.

Influenza degli interventi chirurgici

L’orchiectomia, l’isterectomia e l’ovariectomia sono forme di sterilizzazione permanente. Nella vaginoplastica con inversione peniena, il tessuto testicolare viene rimosso. Nella falloplastica, l’utero può essere conservato oppure rimosso. Il significato dell’infertilità permanente dopo un intervento è descritto da transitieschade.nl.

Crioconservazione delle cellule germinali

  • Donne trans: conservazione del seme prima di iniziare gli estrogeni o prima dell’orchiectomia. È semplice, non invasiva e ampiamente disponibile. Dopo un uso breve degli ormoni, talvolta è ancora possibile ottenere spermatozoi vitali dopo una sospensione temporanea, ma non vi è certezza.
  • Uomini trans: crioconservazione degli ovociti o degli embrioni. Richiede una stimolazione ormonale e un prelievo vaginale: per alcune persone può essere un’esperienza pesante a causa degli ormoni femminilizzanti e della natura della procedura.
  • Minorenni: le opzioni sperimentali, come la conservazione del tessuto ovarico o testicolare, sono ancora oggetto di ricerca e non offrono garanzie.

Gravidanza dopo o durante la transizione

Una gravidanza negli uomini trans che hanno conservato l’utero e le ovaie è possibile dopo la sospensione del testosterone e il ripristino del ciclo. Sono note gravidanze documentate. È necessario un accompagnamento medico e psicosociale intensivo. Per avere figli biologici, le donne trans dipendono dal seme precedentemente congelato, in combinazione con la gestazione per altri o, nell’ambito della ricerca, con un trapianto di utero.

Consulenza e consenso informato

Le linee guida della WPATH e di altre organizzazioni prevedono che la fertilità venga discussa prima del trattamento. Nella pratica, ciò avviene in modo insufficiente e non sistematico, soprattutto con gli adolescenti e nei modelli basati sul consenso informato che portano a prescrivere rapidamente gli ormoni. Nei minorenni, la capacità di valutare una decisione irreversibile sulla possibilità futura di diventare genitori è per definizione limitata. I critici, tra cui la Cass Review, sottolineano che è eticamente inaccettabile accettare la sterilizzazione medica come effetto collaterale senza che il paziente possa comprenderne appieno il reale peso.