Genderinfo.nl
Attualità

Sociologia del genere

Sociologia del genere
Foto: Suzy Hazelwood via Pexels

La sociologia del genere studia il modo in cui le società definiscono l’essere uomo e l’essere donna, come le norme di genere vengono mantenute o cambiano e come nascono e si diffondono nuove categorie identitarie. Uno sguardo sociologico sobrio sull’attuale discorso sul genere mostra anche qualcosa di scomodo: gran parte di ciò che oggi viene presentato come la “scoperta” di una verità interiore è più facilmente interpretabile, dal punto di vista sociologico, come un fenomeno culturale in rapida diffusione, caratterizzato da chiari schemi generazionali, di classe e mediatici.

Il genere come costruzione — con dei limiti

Pensatrici come la filosofa Judith Butler hanno esercitato un’ampia influenza con l’idea che il genere sia “performativo”: non l’espressione di un’essenza interiore, ma qualcosa che viene costituito attraverso atti sociali ripetuti. Questa teoria offre spunti utili su come si formano i ruoli, ma nella comunicazione pubblica viene regolarmente estesa fino ad affermare che anche il “sesso biologico” sarebbe una “costruzione sociale”. Ciò è empiricamente errato: il sesso è un fatto biologicamente verificabile, mentre il genere è una categoria sociale sovrapposta a esso. Un buon pensiero sociologico mantiene netta questa distinzione. Una discussione critica della performatività di Butler è disponibile su genderid.nl.

Diffusione sociale e contagio tra pari

La ricerca sociologica sui modelli di diffusione mostra che le categorie identitarie si spostano attraverso le reti sociali, come altri fenomeni culturali. Nel caso dell’anoressia, dell’autolesionismo, dell’identità dissociativa e, più recentemente, dei tic simili a quelli della sindrome di Tourette durante il COVID, è stato ampiamente documentato che i social media possono rafforzare improvvisi raggruppamenti di disturbi psicologici. L’esplosivo aumento dell’identificazione trans dal 2010, con una notevole concentrazione all’interno dei gruppi di amici e una forte sovrarappresentazione di ragazze adolescenti provenienti da ambienti altamente istruiti, rientra nello stesso schema. Si veda ROGD.

Effetti generazionali

Le ricerche basate sull’autodichiarazione mostrano che la percentuale di giovani che si identificano come LGBT+ (inclusi coloro che si definiscono non binari o trans) è drammaticamente più alta nella Generazione Z rispetto alle generazioni precedenti: non l’1%, ma il 20% o più secondo alcuni sondaggi. Effetti generazionali di questa portata riflettono quasi certamente cambiamenti culturali e discorsivi, non un improvviso mutamento biologico. Dal punto di vista sociologico, si tratta di un fenomeno affascinante che merita di essere studiato apertamente, senza predeterminarne l’esito. I dati olandesi sono riportati nell’articolo sui giovani che si definiscono trans o gender-diversi, mentre quelli statunitensi nell’articolo sulla US Transgender Survey.

Dinamiche istituzionali

La rapidità sorprendente con cui scuole, università, istituzioni sanitarie, servizi pubblici e aziende hanno adottato il quadro affermativo del genere è di per sé un fenomeno sociologico. ONG attiviste, rappresentanti di interessi professionali e uffici interni per la diversità hanno diffuso efficacemente questo quadro, spesso senza un dibattito aperto sui suoi fondamenti scientifici o sui possibili compromessi. I sociologi della scienza e delle politiche pubbliche documentano come questo clima abbia portato all’autocensura di accademici e clinici che nutrivano dubbi.

Diritti delle donne e servizi basati sul sesso

Sostituire il sesso con l’identità di genere autodichiarata nelle politiche e nella legislazione crea tensioni concrete riguardo a servizi storicamente basati sul sesso: competizioni sportive, strutture di accoglienza per donne, carceri, spogliatoi e dati di ricerca. Le femministe critiche del genere — una corrente in crescita a livello internazionale all’interno del femminismo — mettono in evidenza queste tensioni. Etichettare ogni critica come “TERF” o “transfobia” non rende giustizia alle questioni di merito e disturba il dibattito sociale.

Intersezionalità e classe sociale

Le ricerche sulla composizione sociale degli adolescenti che si identificano come trans mostrano che provengono in modo sproporzionato da ambienti altamente istruiti, bianchi e progressisti, nonché da specifiche sottoculture online. Questa è un’osservazione sociologica importante: se l’identificazione trans fosse una caratteristica puramente radicata nella biologia, ci si aspetterebbe una distribuzione più equilibrata. La distribuzione effettiva indica una forte componente culturale e discorsiva.

Cosa fa e cosa non fa una buona sociologia

Un’analisi sociologica rigorosa riconosce la sofferenza reale delle persone con disforia e il prezioso contributo del riconoscimento trans alla visibilità di coloro che in precedenza si sentivano inascoltati. Allo stesso tempo, rifiuta di ignorare l’osservazione secondo cui ci troviamo di fronte a un fenomeno culturale in rapido cambiamento, le cui implicazioni mediche — interventi irreversibili sul corpo di minori — richiedono un elevato grado di cautela.