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Prospettive critiche

Prospettive critiche
Foto: Ali Haider via Pexels

Il modello dominante di affermazione del genere — in cui l’identità di genere dichiarata dal paziente viene confermata e, su richiesta, sostenuta dal punto di vista medico — negli ultimi anni è stato oggetto di pesanti critiche scientifiche ed etiche. Questa pagina riassume le principali obiezioni. La critica non è rivolta all’esistenza della disforia di genere né alle persone trans in quanto tali, ma alla qualità delle prove, alle assunzioni alla base del modello assistenziale e al modo in cui le voci dissenzienti all’interno della medicina sono state a lungo emarginate.

La Cass Review: una base di evidenze debole

La Cass Review (2024), condotta dalla pediatra Hilary Cass su incarico del NHS britannico, è la valutazione indipendente più approfondita dell’assistenza ai minori con disforia di genere realizzata finora. La review ha incaricato l’Università di York di svolgere revisioni sistematiche di tutti gli studi disponibili sui bloccanti della pubertà, sugli ormoni del sesso opposto e sugli esiti psicologici. Le conclusioni sono state sconcertanti: la maggior parte degli studi era di bassa qualità. Non esistevano prove convincenti che i bloccanti della pubertà migliorassero il benessere psicologico, riducessero il rischio di suicidio o consentissero di "guadagnare tempo" senza conseguenze. Il NHS ha deciso di non prescrivere più i bloccanti della pubertà per la disforia di genere al di fuori della ricerca clinica e ha chiuso la clinica Tavistock.

Pubblicazioni scientifiche recenti (2025)

Nel 2025 sono state pubblicate nuove ricerche che confermano le conclusioni precedenti. McDeavitt, Cohn e Kulatunga-Moruzi hanno pubblicato su Current Sexual Health Reports (2025) un’analisi intitolata "Pediatric gender affirming care is not evidence-based", nella quale concludono che il modello di affermazione del genere per bambini e adolescenti non soddisfa i requisiti fondamentali della medicina basata sulle evidenze. La SEGM (Society for Evidence-Based Gender Medicine) pubblica costantemente, attraverso il suo SEGM Digest, panoramiche sulle nuove pubblicazioni: nel 2025 si tratta di decine di studi ogni trimestre.

Il Dutch Protocol: le fondamenta vacillano

Il cosiddetto Dutch Protocol — sviluppato da Cohen-Kettenis, Delemarre-van de Waal e colleghi presso il VUmc di Amsterdam, oggi Amsterdam UMC — costituisce la base dell’assistenza ai minori con disforia di genere a livello internazionale. Levine, Abbruzzese e Mason (2022) e altri studiosi hanno evidenziato problemi fondamentali: un campione piccolo e fortemente selezionato (n=55 nella pubblicazione originale sugli esiti), l’assenza di un gruppo di controllo, un follow-up breve, una selezione sfavorevole delle misure di esito e il fatto che un partecipante sia morto per complicazioni dopo la vaginoplastica, senza essere incluso negli esiti. Inoltre, l’attuale popolazione di pazienti — composta in maggioranza da ragazze adolescenti con problematiche comorbide — differisce notevolmente dalla coorte originale di bambini piccoli con disforia precoce e persistente.

Cambiamenti di rotta a livello internazionale

Non è stato solo il Regno Unito a cambiare orientamento. La Svezia (rapporto SBU, 2022) ha quasi abolito l’uso dei bloccanti della pubertà nei minori al di fuori della ricerca. La Finlandia (linee guida COHERE, 2020) ha stabilito la psicoterapia come trattamento di prima linea. La Norvegia ha classificato i bloccanti della pubertà come trattamento sperimentale. La Danimarca segue la stessa direzione.

I WPATH Files

I WPATH Files (2024), discussioni interne trapelate della World Professional Association for Transgender Health, hanno mostrato che gli operatori sanitari riconoscono tra loro che i pazienti minorenni non sono in grado di comprendere appieno le implicazioni dei trattamenti a cui si sottopongono, mentre pubblicamente si sostiene che il consenso informato venga garantito con attenzione. Ciò mina la fiducia nella WPATH come autorità medico-scientifica imparziale.

I bloccanti della pubertà non sono una pausa

L’affermazione secondo cui i bloccanti della pubertà sarebbero "reversibili" e servirebbero a "guadagnare tempo per riflettere" non è supportata dalle prove disponibili. Tra il 96 e il 98% dei bambini che iniziano il trattamento con bloccanti prosegue con gli ormoni del sesso opposto. Esistono indicazioni di effetti duraturi sulla densità ossea, sullo sviluppo cerebrale, sulla fertilità e sulla funzione sessuale. Nel 2020 l’Alta Corte britannica ha stabilito, nella causa Bell v. Tavistock, che è probabile che i minori di sedici anni non siano competenti a prestare il consenso informato per trattamenti di questo tipo; la corte d’appello ha annullato tale decisione nel 2021.

Contagio sociale e ragazze adolescenti

Dal 2010 circa, il numero di invii per disforia di genere nei Paesi Bassi e nei Paesi vicini è aumentato da dieci a venti volte. Anche il rapporto tra i sessi si è invertito: mentre storicamente la maggior parte dei pazienti era costituita da ragazzi biologici, oggi si tratta soprattutto di ragazze adolescenti, spesso con autismo, ansia, depressione o traumi comorbidi. Littman (2018) ha descritto questo schema come "rapid-onset gender dysphoria" e ha indicato il possibile ruolo dei social network e delle comunità online. Si vedano anche ROGD e desistenza.

La detransizione è sottostimata

Per molto tempo i tassi di detransizione sono stati indicati come <1%, sulla base di studi caratterizzati da un’elevata perdita al follow-up e da periodi di osservazione brevi. Coorti recenti e studi basati sull’autodichiarazione rilevano percentuali comprese tra il 7 e il 30% tra coloro che hanno intrapreso una transizione medica. Una revisione critica della letteratura (PMC, 2024) conferma che i dati disponibili sulla detransizione sono strutturalmente carenti. Si veda detransizione.

Voci olandesi nel dibattito

Anche nei Paesi Bassi, negli ultimi anni, si sono fatti sentire giornalisti, scienziati e scrittori che mettono criticamente in discussione il modello di affermazione del genere. La giornalista e autrice Sybilla Claus ha scritto Geslacht in gevecht (2023) e Genderrebels, entrambi pubblicati da Uitgeverij Het Haantje. Il columnist Jan Kuitenbrouwer ha pubblicato su HP/De Tijd e Volkskrant articoli critici sull’ideologia di genere. Il sociologo dei media Peter Vasterman ha analizzato sul suo blog la copertura mediatica del dibattito sul genere nei Paesi Bassi. La rivista medica NTVG ha pubblicato diversi contributi medici critici. Nel 2023 Elsevier Weekblad ha scritto sul "dibattito che i Paesi Bassi non vogliono affrontare".

Un’analisi approfondita del concetto — tesi principali, origine e cronologia — è disponibile su genderideologie.nl.

Diritti delle donne e strutture basate sul sesso

La sostituzione del sesso biologico con l’identità di genere autodichiarata nella legislazione e nelle normative crea tensioni intorno alle strutture basate sul sesso: competizioni sportive, carceri, centri di accoglienza per donne, spogliatoi e categorie di dati nella ricerca. La causa britannica Maya Forstater vs. CGD Europe (2021, vinta) ha stabilito che una convinzione critica nei confronti dell’ideologia di genere costituisce un’opinione protetta ai sensi dell’Equality Act britannico. Filosofe come Kathleen Stock (Material Girls, 2021) e Helen Joyce (Trans: When Ideology Meets Reality, 2021) mettono in luce le basi filosofiche e sociali di questa tensione.

Il silenzio all’interno del mondo medico

Una delle osservazioni più preoccupanti riguarda il tempo trascorso prima che critiche metodologicamente solide riuscissero a raggiungere le principali riviste specialistiche. I medici che esprimevano dubbi internamente riferiscono intimidazioni, ritorsioni professionali e accuse pubbliche di transfobia. La Cass Review documenta esplicitamente questo clima. Il modo in cui i dubbi all’interno della clinica Tavistock sono stati repressi per anni è descritto da gendersekte.nl nel caso sulla cultura del silenzio alla Tavistock. Un ambiente medico-scientifico sano richiede che le ipotesi vengano verificate e che il dissenso possa essere discusso, soprattutto nel caso di trattamenti invasivi e in parte irreversibili.