Ministri della Giustizia tedeschi e relatrice ONU chiedono di inasprire la legge sull’autoidentificazione

Dal 1° novembre 2024, ogni cittadino tedesco dai quattordici anni in su può modificare il sesso registrato legalmente e il nome con una semplice dichiarazione presso l’ufficio di stato civile — senza parere di esperti, senza periodo di attesa e senza controllo giudiziario. Due anni dopo, è la stessa legge, la Selbstbestimmungsgesetz (SBGG), a essere messa in discussione: i Länder vogliono inasprirla e una relatrice ONU sostiene che protegga insufficientemente le donne.
Cosa chiedono i ministri della Giustizia
Durante la loro conferenza primaverile ad Amburgo, nel giugno 2026, i ministri della Giustizia dei Länder tedeschi hanno chiesto al governo federale di rendere più rigorosa la SBGG. La loro preoccupazione è che, a loro avviso, la legge offra garanzie insufficienti contro l’abuso della procedura semplificata. La legge stessa prevedeva una valutazione da concludere entro la fine di luglio 2026 — una scadenza che i Länder hanno colto per portare le loro critiche all’ordine del giorno.
La relatrice ONU: manca la protezione
Reem Alsalem, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, si è spinta oltre nella sua reazione. Secondo lei, la SBGG non contiene le «misure di protezione» necessarie a prevenire gli abusi da parte di autori di reati sessuali e di altre persone responsabili di violenze. Il suo ragionamento è il seguente: un sistema che consente di modificare il sesso sulla base di una sola dichiarazione, senza alcuna verifica, non pone alcun ostacolo a chi voglia utilizzare impropriamente la procedura — per esempio per accedere a spazi destinati specificamente alle donne.
Sostenitori e oppositori all’interno della stessa Germania
Un aspetto rilevante del dibattito tedesco è che le critiche non provengono soltanto dagli ambienti conservatori. Tra coloro che segnalano i rischi di abuso e chiedono ulteriori garanzie figurano femministe dichiarate, organizzazioni per i diritti delle lesbiche ed esperti di diritto penale — e, secondo alcune fonti, anche persone trans che ritengono a loro volta che un sistema basato esclusivamente sull’autodichiarazione sia vulnerabile agli abusi da parte di altri. I sostenitori della legge replicano che nessuno dei sedici Paesi che dal 2012 hanno introdotto una legge analoga sull’autoidentificazione ha evidenziato problemi strutturali di abuso. Il ministero della Giustizia tedesco e diverse organizzazioni hanno quindi esplicitamente contestato le critiche della relatrice ONU.
Cosa è concretamente sul tavolo
I Länder non hanno presentato un progetto di legge già definito, ma chiedono al governo federale di valutare garanzie aggiuntive: per esempio un periodo di attesa tra la richiesta e la modifica definitiva, oppure una forma di verifica in presenza di evidenti segnali di abuso — senza tornare alla vecchia procedura più gravosa, che prevedeva obbligatoriamente il parere di esperti e che la SBGG aveva appunto sostituito. Il governo federale non ha ancora comunicato se, e in tal caso come, intenda modificare la legge. Nel frattempo, la legge è anche al centro di uno scontro politico: l’AfD vuole abrogarla e all’interno della CDU si discute un suo inasprimento.
Perché è rilevante anche per i Paesi Bassi
La legge transgender olandese prevede già dal 2014 una procedura più semplice rispetto al passato, ma ha mantenuto l’obbligo di una dichiarazione di un esperto — proprio l’elemento che la Germania ha eliminato completamente nel 2024. Il progetto di legge per introdurre anche nei Paesi Bassi una pura autodeterminazione è stato ritirato dal governo nel 2025; il dossier giuridico al riguardo è disponibile su zelfidentificatie.nl. L’andamento del dibattito politico tra il 2020 e il 2025 è descritto da trans-nederland.nl. L’esperienza tedesca — criticata, appena due anni dopo l’entrata in vigore, sia dai suoi stessi Länder sia da una relatrice ONU — rappresenta un esempio concreto per il dibattito olandese di come un sistema di autoidentificazione senza verifiche possa trovarsi sotto pressione nella pratica, indipendentemente dalla questione se si siano effettivamente verificati abusi.
Fonti
- CNA Deutsch, «L’ONU critica la nuova legge tedesca sull’autodeterminazione: mancano ‘misure di protezione’» (agosto 2026).
- hpd.de, «La relatrice ONU contro la legge sull’autodeterminazione — il governo federale e le organizzazioni replicano».
- Bundestag tedesco, resoconto della conferenza primaverile dei ministri della Giustizia, Amburgo, giugno 2026.
- Selbstbestimmungsgesetz (SBGG), in vigore dal 1° novembre 2024.
Edward Jansen
Redazione di Genderinfo.nl
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