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1966

Harry Benjamin e la prima clinica statunitense per l’identità di genere

Ritratto in bianco e nero del giovane medico Harry Benjamin, seduto in una stanza a New York nel 1913.
Foto: Bain News Service, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Nel 1966 uscì The Transsexual Phenomenon di Harry Benjamin, un endocrinologo tedesco-americano con uno studio a New York. Era il primo manuale medico sulla transessualità. Nel novembre dello stesso anno, l’ospedale Johns Hopkins di Baltimora annunciò di aver aperto una Gender Identity Clinic.

Il libro di Benjamin

Benjamin descrisse la transessualità come una condizione distinta, da differenziare dal travestitismo e dall’omosessualità. Secondo lui, la psicoterapia non modificava la convinzione di questi pazienti. Se non era possibile adattare la mente al corpo, bisognava adattare il corpo alla mente, con gli ormoni e, se necessario, con un intervento chirurgico.

La clinica di Baltimora

Johns Hopkins fu il primo ospedale universitario degli Stati Uniti a offrire interventi chirurgici di riassegnazione sessuale. Lo psicologo John Money fu uno degli ideatori dell’iniziativa; il chirurgo plastico John Hoopes dirigeva la clinica. Una parte consistente dei primi pazienti era stata indirizzata da Benjamin. La notizia arrivò in prima pagina sul The New York Times il 21 novembre 1966.

Ciò che l’aveva preceduta

Il trattamento in sé non era nuovo. Nel 1952 l’americana Christine Jorgensen divenne famosa in tutto il mondo dopo essersi sottoposta a un intervento a Copenaghen. Maggiori informazioni su quel primo periodo si trovano nella pagina sulle persone trans nella storia. La novità era che un prestigioso ospedale universitario offriva apertamente il trattamento e lo associava alla ricerca.

Chi era Harry Benjamin

Harry Benjamin nacque a Berlino nel 1885 e si stabilì negli Stati Uniti nel 1913. Aveva studi a New York e San Francisco e inizialmente si occupava di ormoni e invecchiamento. A Berlino aveva conosciuto il sessuologo Magnus Hirschfeld, che già negli anni Venti aiutava persone che desideravano vivere come appartenenti all’altro sesso. Nel 1948 il ricercatore Alfred Kinsey indirizzò a Benjamin un giovane paziente convinto di essere una ragazza. Fu l’inizio di uno studio in cui, nel corso degli anni, Benjamin visitò centinaia di pazienti. Benjamin morì nel 1986, all’età di 101 anni.

La scala di Benjamin

Nel suo libro Benjamin classificò i pazienti secondo una scala di sei tipi. Da una parte c’erano uomini che si vestivano occasionalmente da donna, dall’altra persone che provavano una repulsione così forte per il proprio corpo da considerare l’intervento chirurgico l’unica via d’uscita. Secondo lui, solo quest’ultimo gruppo, da lui definito il vero transessuale, poteva sottoporsi a un intervento. Questa classificazione fu utilizzata per anni per decidere chi potesse ricevere il trattamento. In seguito fu criticata: i pazienti imparavano quale storia raccontare per essere ammessi.

Come funzionava la clinica

La clinica di Baltimora era stata istituita come progetto di ricerca. Una commissione composta da psichiatri, psicologi, chirurghi e altri specialisti valutava ogni richiesta. Delle numerose persone che si rivolsero alla clinica dopo le notizie apparse sulla stampa, ne fu ammessa solo una piccola parte. La clinica ricevette il sostegno finanziario della Erickson Educational Foundation, il fondo dell’abbiente Reed Erickson, che era stato a sua volta paziente di Benjamin. Lo stesso fondo finanziava anche le ricerche di Benjamin e diffondeva informazioni tra i medici.

Significato

Dopo Johns Hopkins, nel giro di pochi anni aprirono negli Stati Uniti decine di cliniche universitarie per l’identità di genere. Il modello di Benjamin, prima gli ormoni e poi l’intervento chirurgico, rimase lo standard per decenni. Il modo in cui il termine transessuale, a partire da Benjamin, ha lasciato il posto a transgender e diversità di genere è descritto da transtijd.nl nell’articolo sul significato e la storia di transessuale e transgender. A lui è intitolata l’associazione che nel 1979 elaborò i primi Standards of Care.

Fonti