Interventi chirurgici

Gli interventi chirurgici nell’ambito della transizione di genere rimuovono tessuti sani — mammelle, testicoli, ovaie, utero — e costruiscono strutture genitali che non sono funzionalmente equivalenti a quelle originali. Si tratta di interventi irreversibili su organi anatomicamente sani, spesso seguiti da complicazioni o cure postoperatorie per tutta la vita. Una valutazione ponderata non è una formalità, ma una necessità medica.
Le cifre relative ai singoli interventi — complicazioni, esiti e prevalenza, con le fonti — sono disponibili su genderrisico.nl. I dossier ulteriormente presenti sul sito sono elencati nella descrizione dell’archivio di genderrisico.nl.
Tipi di intervento
- Mastectomia: rimozione del tessuto mammario. È permanente e viene eseguita sempre più spesso su minorenni o giovani adulti, nonostante i limitati dati sul lungo periodo. Vedi mastectomia.
- Aumento del seno: impianti nelle donne trans. Gli impianti hanno una durata limitata e, di norma, devono essere sostituiti ogni 10-15 anni. Vedi aumento del seno.
- Vaginoplastica: costruzione di una neovagina, generalmente mediante inversione peniena. Il risultato non è una vagina, ma una cavità creata chirurgicamente che deve essere dilatata per tutta la vita. Vedi vaginoplastica.
- Falloplastica o metoidioplastica: costruzione di un neofallo. Le percentuali di complicanze sono elevate (fino a oltre il 50% in alcune casistiche): fistole, stenosi, perdita di tessuto. Vedi falloplastica e metoidioplastica.
- Orchiectomia: rimozione dei testicoli. Sterilizzazione permanente e dipendenza dagli ormoni per tutta la vita. Vedi orchiectomia.
- Isterectomia e ovariectomia: rimozione dell’utero e delle ovaie negli uomini trans. Interventi permanenti e sterilizzazione.
- Chirurgia di femminilizzazione facciale (FFS): osteotomie estetiche e modifiche alla mandibola, al mento e alla fronte. Vedi chirurgia facciale.
- Chirurgia della voce: modifica delle corde vocali — irreversibile e con il rischio di un cambiamento permanente della voce meno favorevole del previsto.
Indicazioni e accesso nei Paesi Bassi
La chirurgia genitale nei Paesi Bassi viene eseguita dopo un percorso diagnostico, principalmente presso l’Amsterdam UMC. I tempi di attesa sono lunghi (spesso diversi anni), spingendo i pazienti a sottoporsi agli interventi in Belgio, Thailandia o Stati Uniti, talvolta con un’assistenza postoperatoria limitata nei Paesi Bassi. Gli interventi eseguiti nei Paesi Bassi e le relative condizioni sono descritti su gendermolen.nl.
Dalla legge transgender del 2014, la chirurgia non è più un requisito legale per modificare la registrazione del sesso. Il rimborso tramite l’assicurazione sanitaria di base richiede l’invio da parte di un’équipe di genere riconosciuta; la FFS è in gran parte esclusa dall’assicurazione di base.
Rischi e complicazioni
Oltre ai rischi generali degli interventi chirurgici (infezione, sanguinamento, anestesia), il profilo delle complicanze varia considerevolmente a seconda dell’intervento.
- Vaginoplastica: stenosi, fistole, prolasso, perdita di profondità, anomalie del getto urinario, perdita di sensibilità e necessità di dilatazione per tutta la vita per evitare la chiusura. Gli interventi di revisione non sono insoliti.
- Falloplastica: fistole uretrali e stenosi si verificano in decine di punti percentuali dei casi; può verificarsi una perdita parziale o totale del tessuto del neofallo. La funzione erettile richiede un impianto, con un proprio profilo di complicanze.
- Mastectomia: la perdita della possibilità di allattare è definitiva; la perdita di sensibilità e le cicatrici sono la norma.
Un’informazione adeguata su queste complicanze è essenziale. Le ricerche indicano che i pazienti non sempre vengono informati in modo completo, anche a causa della pressione esercitata dai tempi e dalla motivazione lungo il percorso.
Soddisfazione, pentimento e detransizione
Gli studi riportano in generale livelli elevati di soddisfazione, ma si basano su coorti caratterizzate da una considerevole perdita al follow-up e sull’autovalutazione di un gruppo motivato — ciò porta sistematicamente a sovrastimare la soddisfazione. La ricerca di Dhejne et al. (2011) ha rilevato tassi di mortalità e morbilità psichica persistentemente elevati, anche dopo la chirurgia. Ricerche più recenti (tra cui Littman 2021, MacKinnon et al. 2022) e la crescente visibilità delle persone in detransizione suggeriscono che il pentimento e la detransizione siano meno rari di quanto precedentemente ipotizzato, soprattutto nelle coorti più giovani degli ultimi dieci anni.
La Cass Review (2024) sottolinea che, nel caso dei giovani, è necessaria una particolare cautela, proprio perché gli interventi sono irreversibili e la popolazione attuale differisce da quella sulla quale si basava il Dutch Protocol originale. Nel 2026 l’associazione statunitense dei chirurghi plastici ha affermato che vi sono prove insufficienti a sostegno della chirurgia di genere sui minorenni. Nei Paesi nordici la chirurgia per la disforia di genere rimane quasi ovunque riservata agli adulti. Nel Regno Unito, nel 2026, è stata sollevata la questione se la chirurgia genitale di genere sulle giovani donne rientri nell’ambito della legge britannica contro le mutilazioni. La questione di principio se la medicina debba ristabilire la salute o possa anche promuovere il benessere viene discussa in medicina come recupero o come progetto di benessere.