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UZ Gent sotto accusa: figlia indirizzata alla mastectomia entro una settimana

Uomo seduto curvo in avanti con la testa tra le mani in un corridoio d'ospedale vuoto
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Su De Morgen, un padre fiammingo racconta una storia che lascia poco spazio ai dubbi sulla rapidità con cui i minorenni vengono indirizzati verso interventi medici nella clinica di genere dell'UZ Gent. Dopo un solo colloquio psichiatrico, sua figlia si è sentita dire che era idonea a una mastectomia. Una settimana dopo era già sul tavolo operatorio. Nessun percorso prolungato, nessun secondo parere, nessuno spazio per tornare sui propri passi: una decisione dalle conseguenze permanenti, presa nel tempo che alla maggior parte delle persone serve per scegliere una lavatrice nuova. Cosa significhi pentirsi dopo un simile intervento è descritto in un caso riportato su genderzorgen.nl.

La storia non è un caso isolato. Da tempo politici e medici belgi segnalano la rapidità con cui ragazze vulnerabili con disforia di genere vengono trattate nell'attuale modello, mentre problemi sottostanti come depressione, autismo o autolesionismo vengono indagati appena. Il Vlaams Belang ha lanciato l'allarme in parlamento e chiede un audit indipendente delle cliniche di genere fiamminghe, la fine dei sussidi ai centri per l'identità di genere e una moratoria sulla transizione medica dei minorenni: al suo posto dovrebbe venire prima il sostegno psicosociale.

Non è la prima volta

Il caso dell'UZ Gent non è nuovo. In precedenza erano già emersi i nomi di Aero, Nathan e Melody: giovani che si sono tolti la vita dopo un trattamento di transizione, dopodiché i loro genitori hanno presentato denuncia contro la clinica. Il fatto che casi simili continuino ad accumularsi, mentre nello stesso periodo la lista d'attesa per la clinica di genere è cresciuta in modo esplosivo, alimenta il dubbio che il sistema sanitario sia ancora in grado di gestire con la dovuta attenzione l'afflusso di pazienti, o che la rapidità sia ormai diventata la norma.

Il dottor Patrick Vankrunkelsven, direttore del Centro belga per la medicina basata sulle evidenze (Cebam), definisce senza mezzi termini i bloccanti della pubertà una “castrazione chimica” e chiede di interrompere il trattamento a favore dell'assistenza psicosociale. Anche lo psichiatra infantile Peter Adriaenssels invita a una maggiore cautela. Nessuno dei due è un estraneo con un'agenda politica, ma entrambi sono medici che, dal proprio ambito professionale, constatano che il fondamento scientifico dell'attuale modello è più fragile di quanto lasci intendere la narrazione affermativa.

Una ministra che esprime pubblicamente i suoi dubbi

È significativo che anche la ministra competente Caroline Gennez (Vooruit) non si sottragga alle critiche: riconosce che l'assistenza alle persone transgender è una disciplina giovane, sulla quale si sa ancora troppo poco, e che sono necessarie ulteriori ricerche. Il fatto che un simile riconoscimento provenga da una ministra di un partito che generalmente non si presenta come critico nei confronti del modello affermativo dice qualcosa sulla difficoltà, ormai, di difendere il caso UZ Gent con le consuete rassicurazioni.

Per le famiglie che si trovano ad affrontare una situazione di disforia di genere in un adolescente, la lezione di questa storia non è che ogni invio a uno specialista avvenga in modo affrettato, ma piuttosto che non si debba dare per scontato un percorso clinico solo perché si svolge in un ospedale. Chiedere un secondo parere, esigere un periodo diagnostico più lungo e far escludere la presenza di problemi sottostanti non significa ostacolare il percorso, ma è esattamente il lavoro prudente che giustifica un intervento irreversibile su un minorenne. Un'analisi critica di un altro articolo dello stesso quotidiano è disponibile in De Morgen prende un abbaglio.

Edward Jansen

Edward Jansen

Redazione di Genderinfo.nl

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