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Terapia esplorativa del genere

Due poltrone vuote in legno con cuscini floreali, una di fronte all’altra, in una stanza sobria.
Foto: Faruk Tokluoğlu via Pexels

La terapia esplorativa del genere è un approccio psicoterapeutico che offre spazio all’esplorazione della propria identità di genere, senza che la transizione o la conferma dell’identità dichiarata costituiscano un obiettivo prestabilito.

Che cos’è

La terapia esplorativa del genere è un approccio psicoterapeutico che offre spazio all’esplorazione della propria identità di genere, senza che la transizione o la conferma dell’identità dichiarata costituiscano un obiettivo prestabilito. L’attenzione si concentra su fattori sottostanti come i disturbi psicologici, la neurodivergenza, il trauma e l’influenza sociale.

Il suo ruolo nel dibattito

I sostenitori la considerano un approccio etico e prudente, coerente con ampi standard clinici. Gli oppositori, tra cui alcune organizzazioni per i diritti delle persone transgender, temono che possa portare a pratiche simili alla terapia di conversione.

A livello internazionale

La Cass Review sostiene esplicitamente gli approcci esplorativi invece dell’affermazione automatica. Diversi Paesi che vietano la terapia di conversione (come Francia e Canada) hanno inserito nella propria legislazione eccezioni o definizioni tali da non far rientrare la terapia esplorativa nel divieto. In Irlanda del Nord, i critici avvertono che una legge contro le pratiche di conversione minaccia anche la terapia.

Come funziona nella pratica

Il terapeuta non assume una posizione sull’esito. Durante i colloqui si discute di quando sia iniziato il disagio, di ciò che il giovane si aspetta da una transizione, di come vadano le cose a casa e a scuola e dell’eventuale presenza di altri problemi, come ansia, depressione, autismo, un disturbo alimentare o esperienze traumatiche. Perché sia necessaria un’attenta diagnosi differenziale in presenza di autismo e questioni di genere è spiegato su genderautisme.nl. Il percorso può portare a una transizione, ma anche alla consapevolezza che il disagio abbia un’origine diversa. È proprio questa apertura a distinguere l’approccio dal modello affermativo, nel quale il terapeuta assume l’identità dichiarata come punto di partenza. Il motivo per cui, secondo i critici, la conferma automatica è insufficiente è spiegato su genspect.nl.

Organizzazioni

I terapeuti che lavorano in questo modo si sono riuniti nella Gender Exploratory Therapy Association, che dal 2023 si chiama Therapy First. L’organizzazione sostiene che la psicoterapia dovrebbe essere il primo passo per i giovani con disforia di genere. Nel 2026 è emerso che Therapy First e Genspect sono in disaccordo sull’approccio. La Finlandia ha sancito questo principio nella propria raccomandazione nazionale del 2020; si veda PALKO Finlandia 2020.

Critiche e prove

Nel 2022 la giurista e bioeticista Florence Ashley ha sostenuto che, nella pratica, la terapia esplorativa equivale a rimandare la transizione e sia quindi affine alla terapia di conversione. I sostenitori respingono questa tesi: la terapia non ha un obiettivo prestabilito e proprio per questo si distingue dalla terapia di conversione. Per entrambe le parti, le ricerche disponibili sono scarse. La revisione sistematica dell’Università di York sui trattamenti psicosociali ha trovato solo un numero limitato di studi, di bassa qualità. La Cass Review ha concluso che i colloqui esplorativi rientrano nella normale e prudente assistenza e non devono essere classificati come terapia di conversione. L’affermazione secondo cui non confermare l’identità di una persona le arrechi un danno è contestata nel saggio Non confermare non significa arrecare danno.

Fonti

Cass, H. (2024). Independent Review of Gender Identity Services for Children and Young People: Final Report. cass.independent-review.uk

Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani — Esperto indipendente su orientamento sessuale e identità di genere. ohchr.org