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La Corte Suprema degli Stati Uniti conferma: gli Stati possono escludere le donne trans dagli sport femminili

Facciata della Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington, con colonne in marmo e un'ampia scalinata.
Foto: 颐园居, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il 30 giugno 2026, nell'ultima giornata dell'anno giudiziario, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito con una maggioranza di 6 voti contro 3 che gli Stati dell'Idaho e della Virginia Occidentale non violano la Costituzione escludendo ragazze e donne transgender dalle competizioni sportive riservate a ragazze e donne. La sentenza, redatta dal giudice Brett Kavanaugh, conferma che possono restare in vigore le leggi che basano la partecipazione agli sport scolastici sul sesso alla nascita, lasciando così intatta una legislazione analoga in 29 Stati americani.

Due casi, un'unica questione di principio

La Corte ha riunito due casi che ponevano la stessa questione fondamentale. In Little v. Hecox, Lindsay Hecox, una donna trans che studia alla Boise State University, aveva avviato una causa già nel 2020 perché l'Idaho Fairness in Women's Sports Act le impediva di entrare nella squadra di atletica. Nel caso è intervenuta anche l'organizzazione giuridica cristiana Alliance Defending Freedom. In West Virginia v. B.P.J., Becky Pepper-Jackson, all'epoca ancora minorenne, aveva fatto altrettanto contro una legge analoga della Virginia Occidentale, dopo aver vinto nel maggio 2026, grazie a un provvedimento cautelare rimasto in vigore durante il procedimento, un titolo statale femminile nel getto del peso. Entrambi i casi ruotavano attorno alla stessa domanda: uno Stato può collegare per legge la partecipazione agli sport femminili al sesso alla nascita, anche quando ciò entra in conflitto con l'identità di genere scelta da un'alunna o da una studentessa?

Che cosa ha deciso esattamente la Corte

La maggioranza ha stabilito che tali leggi non violano né la Equal Protection Clause della Costituzione né il Titolo IX, la legge federale che vieta la discriminazione sessuale nell'istruzione finanziata dallo Stato. A nome della maggioranza, Kavanaugh ha scritto che né la Costituzione né il Titolo IX impongono una riorganizzazione completa dello sport femminile e per ragazze negli Stati Uniti. La Corte ha così respinto l'argomentazione dei ricorrenti secondo cui l'esclusione basata sul sesso alla nascita equivale a una discriminazione illecita fondata sul sesso o sull'identità. I tre giudici dissenzienti, tutti nominati da presidenti democratici, hanno sostenuto che la sentenza espone gli studenti transgender alla stigmatizzazione e nega loro sistematicamente l'accesso a una normale componente della vita scolastica.

Che cosa non disciplina la sentenza

La Corte ha limitato espressamente la sentenza alla partecipazione a squadre sportive suddivise per sesso. Altre questioni controverse riguardanti gli studenti transgender — quale bagno o spogliatoio possano utilizzare e se sia possibile modificare il nome e il sesso registrato sui documenti ufficiali — restano senza risposta e dovranno arrivare davanti ai giudici attraverso cause separate. I commentatori giuridici osservano che la sentenza stabilisce tuttavia un precedente: in uno specifico contesto sociale, la Corte accetta il sesso, e non l'identità di genere autodeterminata, come base costituzionalmente ammissibile per una distinzione. Un anno prima, nella causa Skrmetti, la Corte aveva già stabilito che gli Stati possono vietare i trattamenti di transizione medica per i minori.

Il significato per il dibattito più ampio

Per l'area critica nei confronti dell'ideologia di genere, la sentenza rappresenta un'importante conferma di una posizione sostenuta da anni: nello sport, il sesso biologico determina differenze fisiche rilevanti che non vengono annullate da un'identità di genere scelta, e i governi possono quindi mantenere categorie basate sul sesso alla nascita senza violare i diritti fondamentali. Anche il CIO ha adottato questa linea: a partire dai Giochi del 2028, la categoria femminile sarà riservata alle atlete prive di cromosoma Y. I sostenitori di politiche sportive inclusive temono invece che la sentenza possa aprire la strada a ulteriori limitazioni in altri ambiti. Un'analisi approfondita della sentenza esamina più da vicino le conseguenze per gli oltre 25 Stati dotati di una legislazione analoga. Con 29 Stati che hanno già adottato leggi simili e la possibilità che altrove ne vengano approvate di nuove, è probabile che le conseguenze pratiche di questa sentenza continueranno a farsi sentire nei prossimi anni, anche al di fuori dei campi sportivi da cui è nata la controversia.

Edward Jansen

Edward Jansen

Redazione di Genderinfo.nl

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